ESISTE UN'ETICA IN EUROPA?
Di Laura Tussi

L’Italia ha la sua ricchezza ineguagliabile nella pluralità dei suoi centri urbani. E’ stata la prima grande realtà comunale della modernità. La Francia è stata invece una nazione statocentrica. Derrida ha riflettuto sull’idea di capitale, di caput, di centro, di punto di riferimento. L’Italia è il paese che ha più di ogni altro anticipato questa realtà di esperienze comunali, di policentrismo urbano, e da questo punto di vista l’Italia potrebbe essere un laboratorio importante per l’Europa, perché quest’ultima trova il suo Ethos esattamente nell’essere uno spazio di differenze, di esperienze tra loro diversificate, ossia l’Europa è un ambito al cui interno le differenze che passavano attraverso le grandi esperienze delle città, non hanno mai dato luogo a politiche dell’identità, a strategie identitarie, rigide, tipiche degli stati nazionali. Le città in Europa sono sempre state luoghi nei quali le differenze specifiche non hanno mai avviato politiche dell’identità. A partire dall’epoca medievale e immediatamente successiva all’anno 1000, quando l’aria delle città rendeva liberi, le città sono sempre state luoghi d’incontro, d’incrocio, crogiolo e crocevia tra identità diverse in Europa. Invece, gli stati hanno neutralizzato queste esperienze di meticciamento. Quanto più le città si ibridavano, divenivano luoghi di incrocio e d’incontro tra esperienze culturali, tanto più gli stati nazionali tendevano a neutralizzare il peso di tali esperienze e determinavano una politica univoca dell’identità nazionale. La storia d’Italia andrebbe tutta riletta in questa chiave.

L’identità verticalistica e monolitica dello Stato Nazionale in Europa

Con quello che è accaduto nelle città più importanti si può ricostruire l’Ethos europeo, composto di differenze che nelle esperienze comunali non hanno mai dato luogo a politiche identitarie, mentre nella logica degli stati nazionali hanno determinato conflitti tra identità statali molto forti. Lo spazio d’incrocio e di incontro tra esperienze differenti nei diversi luoghi urbani d’Europa, crogioli e crocevia di culture, ha determinato sempre un livello di crescita della cultura dei grandi movimenti e delle rivoluzioni di costume e di cultura che in seguito hanno preceduto le rivoluzioni politiche e sociali. I collegamenti tra centri urbani erano trasversali e orizzontali, ossia non gerarchici. La logica identitaria nazionale e statale italiana o degli altri paesi europei è, in qualche modo, una logica che nell’affermare una politica dell’identità ha mortificato le spinte innovative che si davano all’interno e in cui la logica identitaria procede per aggregati di tipo verticalistico, strutturando l’identità in maniera rigida e monolitica, autoreferenziale, centrata su se stessa, opponendosi e svincolandosi dalla prospettiva di un’alterità culturale che però non sta ferma nel sito, nel luogo d’origine, ma che viaggia, compiendo il passaggio a Occidente, modificando se stessa e lo stesso Occidente. (30 Maggio 2016)

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