"CERCO UN REGISTA CHE PORTI AL CINEMA LE MIE COMMEDIE", DICE VINCENZO SALEMME

Al Sistina con lo spettacolo 'Con tutto il cuore' e in sala con 'Compromessi sposi', l'autore di Bacoli vive un momento di grande successo. Ma ha un rammarico: i film tratti dalle mie piece non fanno ridere come in teatro. Avrei voluto far girare 'E fuori nevica' ad Aldo, Giovanni e Giacomo

di Andrea Cauti
Vincenzo Salemme è al Sistina di Roma con la sua ultima commedia, 'Con tutto il cuore'. L'autore, attore e regista di Bacoli ritrova il tocco delle sue opere più fortunate e divertenti (pensiamo a 'Passerotti o pipistrelli?', 'E fuori nevica' o 'Premiata Pasticceria Bellavista') raccontando la vicenda di una persona per bene, un insegnante di lettere antiche, Ottavio Camaldoli, che subisce un trapianto di cuore, ma non sa che l'organo che gli è stato donato è quello di un feroce delinquente, Antonio Carannante detto 'il barbiere' (perché faceva barba e capelli alle vittime) morto ucciso per mano di Pasquale Percuoco detto 'Mangiacarne', che prima di morire ha chiesto alla madre Carmela (Antonella Cioli), nella casa che si sono costruiti nell'area archeologica di Pompei, che colui che lo ricevera' in dono, possa vendicarlo. Il professore, che già subisce le angherie di una ex moglie (Teresa Del Vecchio) e del suo nuovo compagno, lui che è troppo remissivo con la figlia ventenne che vive in casa sua e si fa abbindolare da un finto infermiere (Domenico Aria) e della badante che dovrebbe accudirlo al suo ritorno a casa dopo due mesi di ospedale (Vincenzo Borrino, napoletano che per lavorare si traveste da indiana con la testa dondolante), si trova ad affrontare un dilemma: uccidere l'assassino del 'barbiere' o morire per mano del fratello gemello di questi.
'Con tutto il cuore' è un testo che come sempre in Salemme è motivo di spunti di riflessione. Stavolta però non c'è morale: la scelta è di lanciare il sasso e poi prendere una direzione decisamente comica. Ritorna in questo testo il debito che Salemme ha con Totò, più ancora che con Eduardo De Filippo con cui iniziò giovanissimo a lavorare e che gli fece da secondo padre (per anni è stato in compagnia col figlio del grande drammaturgo, Luca). Salemme vuole far ridere e utilizza la scusa del 'fesso' professor Camaldoli per divertire e divertirsi. Gioca con l'ignoranza che è motivo di sketch esilaranti, con l'avidità, con la superficialita', con l'egoismo. Ma gioca, soprattutto, con la morte. Una capacita' solo dei grandi di esorcizzare e di ridere e far ridere parlando di un tema del genere: il teatro 'viene letteralmente giù' quando segue le sorti del nonno raccontate dal nipote-professore dai pranzi a base di uova sode fino all'estremo addio. Salemme stavolta fa riferimento ai grandi comici della tradizione napoletana, Totò su tutti, creando battute a raffica legate ad assonanze e ignoranza ("Ho detto Socrate, non sorete"), malcostume ("Io non sono infermiere, io 'faccio' l'infermiere"), equivoci, paradossi e trovate esilaranti. Parla di un uomo buono (e quindi considerato 'fesso') che vogliono far diventare cattivo ma preferisce non dare giudizi.

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