SHELL PORTATA A PROCESSO ALL'AJA DA QUATTRO DONNE NIGERIANE

Con l’aiuto di Amnesty, Esther Kiobel, Victoria Bera, Blessing Eawo e Charity Levula hanno portato a giudizio in sede civile il gruppo petrolifero per il ruolo svolto nella morte dei mariti


Esther Kiobel con la foto del marito

di Fausta Chiesa
Si apre oggi presso il tribunale distrettuale dell’Aja la prima udienza del processo nei confronti di Shell, la compagnia petrolifera che ha sede legale nei Paesi Bassi dove è accusata da quattro donne nigeriane di aver istigato una serie di violazioni dei diritti umani commesse negli anni Novanta dal governo militare di Abuja contro la popolazione ogoni. Ne ha dato notizia la Ong Amnesty International, che ha sostenuto le donne a portare avanti la causa. Nel 2017 Esther Kiobel, Victoria Bera, Blessing Eawo e Charity Levula hanno portato in giudizio Shell di fronte al tribunale olandese accusandole di aver avuto un ruolo nell’arresto illegale, nell’imprigionamento e nell’impiccagione dei loro rispettivi mariti, al termine della repressione nei confronti delle proteste degli ogoni contro l’inquinamento causato da Shell nella loro regione.
Le 4 donne chiedono al tribunale di ordinare a Shell di consegnare oltre 100mila documenti interni di grande rilevanza per il caso. «Gli avvocati di Shell hanno finora hanno rifiutato di farlo, anche se la stessa documentazione era stata già messa a disposizione in occasione della denuncia al tribunale di New York», fa sapere Amnesty. «Per tutti questi anni - ha dichiarato Esther Kiobel - Shell ha cercato di impedire che questo caso non arrivasse in tribunale. Ha impiegato le sue risorse per combattermi anziché per dare giustizia a mio marito».
Il marito di Esther Kiobel venne impiccato dalla giunta militare nigeriana nel novembre 1995 assieme allo scrittore e attivista Ken Saro-Wiwa e a sette militanti in quella che è passata alla storia come la «vicenda dei nove ogoni». Assieme alle altre tre vedove, Esther Kiobel ha accusato la Shell di essere stata complice dell’arresto illegale, della detenzione e dell’esecuzione dei prigionieri. In quegli anni era in corso una campagna della giunta militare per sedare le proteste del Movimento per la sopravvivenza del popolo ogoni (Mosop).

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