SE AL FEMMINISMO DI OGGI SERVE RIPARTIRE DA GRAZIA DELEDDA
Alla Deledda non mancò la sensibilità verso tematiche di riequilibrio di genere, ma il suo femminismo ebbe un nome preciso: sororità


Grazia Deledda, in una foto del 1926 (Wikimedia Commons)

di Ilaria Maggianu Scano
Il rapporto interfemminile perfetto è, per Grazia Deledda, quello sororale, quel legame antropologicamente privo di ogni antagonismo e agonismo. Mai, invece, dissimulò il proprio scetticismo verso il femminismo generalista. Ricca di saggezza sororale è la sua scelta di varcare il mare per conseguire la propria indipendenza. Che la strada femminista debba ripartire, oggi come ieri, da una più rassicurante e pacifica sororità?
Siamo in piena epoca di post femminismo o semplicemente il femminismo sta cambiando nome, oltre che pelle? Da New York a New York, tutto sembra giocarsi entro il perimetro della Grande Mela per quanto riguarda l’universo neo femminismo. Prima del movimento #MeToo, gravemente compromesso dai recenti fatti emersi dalle pagine del New York Times che investono frontalmente l’attrice italiana, il life style femminile era stato rivoluzionato esattamente vent’anni fa dal serie tv cult “Sex and the city”, incentrato sulla vita newyorchese di quattro amiche il cui affiatamento propone un modello femminista che immóla persino i vincoli di sangue all’amicizia dell’ultim’ora. Di tutt’altro avviso sembra il femminismo precedente di Louisa May Alcott, quello che in questi mesi compie ben centocinquant’anni assieme alle sue “Piccole Donne”, con protagonista l’aspirante scrittrice Joh March che farà fortuna, ancora una volta a New York.

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