L'1%
DEI SUPER RICCHI SFRUTTA IL RESTANTE 99%
di Guido Grossi
Come
è possibile che l’1 per cento dei super ricchi
del mondo riesca a sfruttare il restante 99 per cento senza
che questi si ribellino?
Premessa
I
mercati finanziari e le Istituzioni che governano l’economia
al di sopra delle nazioni influiscono in maniera determinante
sulle nostre scelte sociali e politiche. Sono più di
venti anni che ci impongono politiche che sottraggono risorse
al lavoro ed alla produzione di beni reali e servizi utili ai
cittadini. Per dirottarle sui mercati finanziari.
Il risultato è la recessione. Che stiamo scegliendo di
far pagare ai più deboli.
La mossa strategica più importante compiuta da 1%, in
maniera lentissima ed impercettibile, è stata quella
di confondere la Finanza con l’Economia Reale. A due distinti
livelli:
- nella testa della gente;
- nella realtà del mondo bancario.
Usando quotidianamente la solita frase: “ce lo chiedono
i mercati, ce lo chiede l’Europa, ce lo impone la competizione
mondiale.
La Finanza, ed i Mercati Finanziari, sono ALTERNATIVI all’Economia
reale ed ai Mercati delle Merci e dei Servizi.
La Finanza usa i suoi strumenti esclusivamente per soddisfare
l’interesse degli Investitori ad ottenere un ritorno economico
il più elevato possibile, correndo il livello più
basso possibile di rischio. Non ha bisogno di produrre nuova
ricchezza. Le è sufficiente spostarla.
La Finanza è lo strumento principe per la tutela degli
interessi del famoso 1%. Anche se molti sperano di arricchirsi
su quei mercati, solo pochissimi ci riescono sistematicamente.
L’Economia Reale produce – con il capitale di rischio
e con l’organizzazione del Lavoro – beni tangibili
e servizi utili ai cittadini, che vengono scambiati sui Mercati
delle Merci e dei servizi.
L’Economia Reale coincide con gli interessi del 99%. Lavoratori,
imprenditori, cittadini, consumatori. Tutti noi.
Out / Out. Sono scelte alternative. O porti i capitali nella
finanza, verso l’1%. Oppure lo investi nell’economia
reale, verso il 99%.
Chiunque abbia occhi per vedere è in grado di farsi una
propria opinione personale sulle scelte fino ad ora operate.
E dire se le politiche degli ultimi decenni abbiano favorito
i mercati finanziari oppure l’economia reale.
Perché, stiamo zitti e fermi.
L’uno percento ha risorse illimitate. Ha comprato la politica,
l’informazione, le istituzioni sopra nazionali, gli organismi
di controllo, la ricerca universitaria, la burocrazia a tutti
i livelli. Paga le Lobbies che “costruiscono” le
scelte europee. Naturalmente non tutto. Ma, in ogni settore,
una parte sicuramente incisiva.
Perché non si riesce a cambiare le cose.
E’ evidente che non esiste un 99 per cento omogeneo, disposto
a un vero cambiamento, a correre il rischio di una rivoluzione
qualunque, per quanto democratica e indolore possa riuscire.
Proviamo a descrivere, piuttosto brutalmente, la realtà
di questo 99 percento, dividendola in diverse categorie. Usando
alcuni strumenti semplici:
- Ricchezza / povertà
- conoscenza / ignoranza
Ricchezza e Povertà
Chi
è molto ricco, ed appartiene all’1%, ha dalla sua
parte le politiche dei governi attuali. Solo una grande “conoscenza”
dei meccanismi perversi di cui è condita la realtà
odierna, accompagnata ed un estremo senso di solidarietà,
potrebbero fargli desiderare un reale cambiamento.
Chi è ricco – perché ha un buon reddito
ottenuto dal lavoro o dalla produzione di vera ricchezza nell’economia
reale e/o un solido patrimonio privato – può anche
capire e condividere l’importanza del cambiamento. Desiderarla.
Ma è anche evidente che non vuole rischiare di perdere
la propria posizione privilegiata. Non bisogna farsi illusioni.
Sarà piuttosto disposto a perdere qualche cosa ogni giorno,
di manovra in manovra. Non tutto in una volta. E siccome la
paura gioca brutti scherzi, non è detto che riesca a
“vedere” la realtà che ha sotto gli occhi
ed i pericoli che corre di perdere tutto comunque. Questione
di tempo. Conoscenza e solidarietà possono aiutare di
sicuro a fare la scelta giusta. Accompagnate da una buona dose
di coraggio. Ma occorrono proposte molto convincenti. Che riducano
sostanzialmente i rischi.
Chi appartiene alla classe media è oggi sulla graticola.
Stretto fra un potere d’acquisto sempre più basso
e fra una tassazione sempre più pesante, sta sicuramente
attingendo al risparmio accumulato negli anni migliori. E’
disposto a vendere pezzi di patrimonio per andare avanti. Lo
stock di risparmio privato degli Italiani è fra i maggiori
al mondo, e rappresenta, oggi, l’unico vero ammortizzatore
sociale che sta funzionando a pieno ritmo. Ma si sta consumando.
E’ evidente che le manovre da una parte, ed un sistema
bancario avvelenato dalla commistione con la finanza, spostano
questa ricchezza sui mercati finanziari, dove, lentamente, finisce
nelle tasche di uno per cento. Questa categoria di persone ha
un interesse enorme a capire bene quello che succede ma è
quasi sempre confusa. Avverte il pericolo, ma non lo conosce.
Intuisce qualcosa, ma non capisce come tutto questo stia succedendo.
E – soprattutto – non vede soluzioni a portata di
mano. Nessuno dei partiti attuali ha soluzioni convincenti.
Le mille alternative che nascono ogni giorno nella società
civile hanno, spesso, proposte intelligenti, pratiche, ma non
sono risolutive dei problemi più importanti. Le politiche
attuali – che vengono prese sotto il ricatto dei mercati
e delle Istituzioni sopra nazionali – stanno spingendo
la classe media verso la povertà. Nessuna delle pur ottime
proposte che girano è in grado di risolvere con chiarezza
questo problema. Queste persone hanno una discreta propensione
media alla solidarietà, ma hanno paura. La conoscenza
troppo scarsa della realtà che ci circonda, spinge queste
persone ad accettare la soluzione intesa come “meno peggio”,
anche se comporta evidente egoismo. La soluzione “meno
peggio” è contraria al cambiamento reale. Si accontenta
di aspetti marginali, spesso illusori. Nella scelta del “meno
peggio” c’è anche la speranza che le cose
si aggiustino da se… Con il passare del tempo.
I poveri crescono di numero al di la delle statistiche. E sono
destinati a crescere ancora di più per gli effetti delle
politiche attuali. Hanno un bisogno estremo di solidarietà.
Per questo la loro posizione si aggrava tanto di più,
quanto maggiore è la propensione della classe media ad
accettare soluzioni “meno peggio” e non risolutive.
Hanno bisogno estremo del cambiamento. Sono disposti a tutto,
non hanno nulla da perdere e aspettano solo di capire quale
proposta possa far ottenere quel cambiamento. E’ in questa
categoria che la “conoscenza”, la disponibilità
di strumenti che aiutino ad interpretare in maniera corretta
la realtà presente e le proposte di cambiamento, gioca
un ruolo determinante.
Tutti i malintenzionati hanno interesse a cercare di manipolare
la rabbia dei poveri. Solo la “conoscenza” può
evitare gli esiti peggiori. Povertà e ignoranza, messi
assieme, possono scatenare una pericolosissima rivoluzione violenta,
dagli esiti assolutamente e sicuramente negativi. Accendere
la miccia va evitato a tutti i costi.
Questa consapevolezza gioca un ruolo fondamentale per capire
le paure di chi ha qualcosa da perdere.
Conoscenza e Ignoranza
Negli
ultimi decenni la cultura e l’informazione sono stati
calpestati e manipolati in maniera sistematica. Scientifica.
Criminale. Televisioni, giornali, radio, hanno fatto da cassa
di risonanza delle politiche che hanno consentito all’1%
di accrescere la loro ricchezza ed il loro potere in maniera
smisurata, presentandole però – come Orwell ci
aveva esattamente ammonito nel suo capolavoro 1984 – con
le più suadenti delle parole e delle promesse.
Ci siamo lasciati ingannare dalle lusinghe del consumismo; dalle
bolle speculative dei mercati finanziari che ci promettevano
ricchezza facile per tutti; da modelli di successo e apparenza
tanto stupidi quanto accattivanti; dalle promesse vuote e false
del neo liberismo che, avendo mischiato finanza ed economia
reale, ha nascosto dietro la libertà di creare ricchezza,
la libertà di rubarla, trasferirla. Quella che noi produciamo
con il nostro lavoro. Che finisce nei loro portafogli attraverso
i meccanismi sempre più volutamente oscuri e meno comprensibili
degli strumenti finanziari. Spinta da centri decisionali che
risultano volutamente sempre più oscuri, lontani dalla
possibilità di controllo democratico. Questo è
il significato della frase che ci sentiamo ripetere da decenni:
ce lo chiedono i mercati.. ce lo chiede l’Europa…
ce lo impone la Competizione Mondiale. Senza altre spiegazioni.
Soprattutto, ci siamo lasciati rincretinire da una televisione
che, nel suo complesso e salvo rare eccezioni, ha fatto di tutto
per abbassare sistematicamente la nostra capacità critica.
Per elevata che fosse la nostra cultura, non si può resistere
ad un dibattito che, scientificamente, riduce la possibilità
di comprendere i fenomeni e le proposte. Di approfondirle. Perché
le oscura dietro uno spettacolo fatto di volgarità, offese,
urla, slogan, voluta incapacità di ascolto e prevaricazione
sistematica nel dibattito dove le voci si accavallano e le idee
si confondono. Dove il messaggio di fondo è sempre lo
stesso: non si capisce bene chi ha ragione; non si capisce bene
quale è il problema; non si capisce bene quale è
la soluzione.
Nella confusione generale, arriva qualcuno serio, competente
e “professionale” e ti dice – senza alcuna
voce sostanzialmente contraria – che la soluzione è
quella di fare sacrifici, rinunciare alla sovranità,
e.. vedrete.. arriverà la Crescita… l’Equità..
La gente non desidera altro che di illudersi, quando ha paura
ed è confusa.
Anche se NON ci spiega come e perché arriverà
la crescita che tutti ci hanno promesso. NON ci spiega quale
è il suo senso dell’equità, come intende
attuarla. Anche se gli strumenti ed il contenuto delle proposte
è esattamente lo stesso che si applica da decenni. Anzi,
accelera pericolosamente nella stessa perversa direzione. La
gente preferisce illudersi.
Per questo ci “beviamo acriticamente” la mantra
che ci ripetono un giorno si e l’altro pure: “ce
lo chiedono i Mercati, ce lo chiede l’Europa, ce lo impone
la Competizione Mondiale”.
Senza prestare attenzione, però, alla circostanza che
nessuno ci spiega come funzionano, mercati, Europa e competizione.
La libertà di mercato – che avevamo interpretato
come libertà di fare impresa, e quindi di produrre, con
il lavoro, nuova ricchezza – non è mai stata tanto
negata come negli ultimi decenni. Basta chiederlo ad una qualsiasi
piccola e media impresa. Regole burocratiche troppo stupide
e pesanti per essere ingenue, favoriscono solo la grande dimensione
economica, quella accessibile solo a quell’1% che oggi
fa le regole. E le dovrebbe controllare. Il carico fiscale risparmia
la grande dimensione economica e finanziaria, che non ha bisogno
di evadere, perché le leggi sono fatte dai loro rappresentanti.
Il nostro risparmio che portiamo alle banche non si trasforma
in credito, quello che dovrebbe favorire gli investimenti produttivi.
Siccome il sistema bancario è stato sistematicamente
avvelenato dalla finanza, le risorse non vanno alla piccola
e media impresa: vanno sui mercati finanziari. Alle grandi opere,
alle grandi imprese.
Non ci dicono bene come funzionano i meccanismi dell’Europa.
L’Europa che avevamo in mente, l’Europa democratica
dei cittadini, che pensavamo servisse a superare gli egoismi
nazionali, non esiste. C’è solo un apparato burocratico
sostanzialmente asservito agli interessi del grande capitale
finanziario internazionale. Soggetto più che mai agli
egoismi delle fasce più ricche di popolazione delle nazioni
più influenti. L’Europa non ha mai avuto il coraggio
di creare una unione politica, basata sulle più elementari
regole della democrazia rappresentativa, perché l’1%
ha disegnato, al suo posto, un insieme di Istituzioni estremamente
funzionale a certi interessi e non altri. Istituzioni che sono
irraggiungibili da qualsiasi forma di controllo democratico.
Ed ora ci chiedono di dare a questa Europa ancora più
poteri, di rinunciare alla nostra sovranità nazionale,
alla leva per eccellenza di governo dell’economia –
il disavanzo fiscale – per cederla ad una Europa che non
comprendiamo, che non controlliamo.
Nessun dottore ci ha ordinato la Competizione Mondiale. E’
stata scelta. Provocata attraverso i sistematici abbattimenti
alle barriere che impedivano, prima, il movimento dei capitali
e dei beni. Ma non è una competizione corretta, sana,
trasparente. E’ una partita dove le regole le ha scritte
il manager della squadra più forte. Dove l’arbitro
è stato scelto dall’allenatore della squadra più
forte. Dove i migliori giocatori sono stati ingaggiati, a suon
di miliardi, dal proprietario della squadra più forte.
Chi vincerà?
Il colmo dell’ipocrisia è nell’assunto, non
dimostrato, che la competizione porta ricchezza e benessere
a tutti, aiuta i più deboli ad uscire dalla povertà.
Lo strumento che viene da loro utilizzato per misurare la ricchezza,
il Prodotto Interno Lordo (PIL) è inadeguato. E’
ormai evidente a tutti che non misura il benessere, come inteso
dalle popolazioni. In ogni caso, con tutti i suoi limiti, ci
dice in maniera non equivoca che ci stiamo avviando verso una
crisi grave. In troppe aree del pianeta. Non si possono sottrarre
sistematicamente risorse alla crescita e sperare di crescere.
La crescita misurata dal PIL si sposta verso aree dove è
assolutamente falso ed ipocrita dire che si combatte la povertà:
La realtà, ben più cruda, è che si sfrutta
il lavoro dei disperati. La definizione di povertà come
intesa ufficialmente dagli organismi sopra nazionali che la
misurano è la disponibilità di uno, due dollari
al giorno. Ti danno qualche centesimo in più e ti dicono
che sei uscito dalla povertà, ufficialmente. Non importa
se hai abbandonato il villaggio dove avevi una storia, una cultura,
un equilibrio. Una vita dignitosa.
Conclusioni
la Democrazia non ammette scorciatoie. Per ottenere un cambiamento
rivoluzionario, ma democratico, occorre uno sforzo immenso.
Il coraggio di aprire gli occhi. La volontà di studiare,
l’umiltà per confrontarsi, per comprendere dove
ci stanno portando le scelte del passato e del presente e come
operano.
Ci vuole la responsabilità delle scelte. Le soluzioni
individuate, da chicchessia, non possono e non devono comportare
il rischio di provocare tensioni e conflitti che sappiamo dove
conducono.
Le soluzioni individuate devono rassicurare chi ha paura. Non
spaventare. Devono perseguire un equilibrio sostanziale e non
formale fra le esigenze, gli interessi, le paure del maggior
numero di categorie in cui è descrivibile la nostra società.
Accomunare e non dividere.
Devono avere come obiettivo comune il vero interesse che unisce
il 99 per cento di noi tutti: riportare al centro del tavolo
la necessità di capire cosa intendiamo per ricchezza
e benessere. Di certo, non il PIL. Non vogliamo più rinunciare
alla sostenibilità sociale, che è fondata sulla
piena solidarietà. Non vogliamo più rinunciare
alla sostenibilità ambientale. Sono valori irrinunciabili.
Li portiamo stampati nel dna. Sono infinitamente più
importanti del PIL. Li hanno fatti passare in secondo piano.
Dobbiamo capire e scegliere come vogliamo produrlo il benessere
che desideriamo. Di certo, non più inseguendo le chimere
che la finanza ci ha finora proposto. La finanza non ha bisogno
del lavoro, vuole solo sfruttarlo. L’economia reale si,
ne ha bisogno. E più è qualificato, più
è gratificante, maggiore sarà la crescita della
vera ricchezza, economica e sociale. Vogliamo riscoprire la
centralità del Lavoro, perché è l’unico
strumento vero di affermazione della dignità della persona
umana. la solidarietà verso i più deboli, che
devono vedersi riconosciuto il diritto al lavoro, ad un lavoro
responsabile ma dignitoso, come la nostra Costituzione giustamente
vuole. Il rispetto di una economia che vuole produrre quei beni
reali e quei servizi che noi riteniamo utili, non quelli che
la pubblicità e la finanza ci impongono. Con un elevato
– e regolamentato – senso della responsabilità
sociale dell’impresa.
La società civile del nostro paese gode di risorse umane
e professionali enormi. E’ capace di produrre soluzioni
efficaci ed intelligenti. La volontà di aggregarsi traspare
ogni giorno di più. Facciamo tutti un passo indietro,
per farne uno enorme in avanti, costruendo una alternativa seria,
responsabile, equilibrata. Raccogliendo in un disegno complessivo
e convincente le mille soluzioni già ideate, per riempire
quel vuoto enorme che l’attuale classe dirigente pone
fra i cittadini, e la politica.
Guido Grossi
da
http://www.circolovegetarianocalcata.it
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