NON
CHIAMIAMOLI DELITTI PASSIONALI
di Stefania Guglielmi e le donne dell’Udi di Ferrara
Sconvolge
la quantità di donne morte ammazzate per mano di uomini
che in questi giorni affolla le pagine dei giornali, le immagini
dei telegiornali, i setting dei talk-show. Sconvolge anche sentire,
ogni volta, ancora adesso, definirli ‘delitti passionali’.
Le
parole sono importanti e tanto più lo sono quando vengono
usate per definire fatti che nulla hanno a che vedere con quelle
parole.
Cosa
c’è di ‘passionale’ in un delitto?
La passione è positiva, è vitale, è costruttiva.
La passione appartiene alla prima fase dell’amore, a quel
momento in cui si è talmente euforici ed euforiche da
fare cose che altrimenti non si farebbero. Ma non certo un delitto!
Il
delitto, se commesso da un uomo sulla donna, per il solo fatto
che la vittima è una donna, altro non è se non
un caso di femminicidio. E di certo non troverà origine
nella passione ma nella paura, nel senso di inadeguatezza, nel
senso di inferiorità, nel senso di impotenza che evidentemente
così tanti uomini provano in confronto alle donne.
Sul
punto esistono numerosissimi studi, ricerche, indagini, soprattutto
grazie alle associazioni di donne che hanno ampiamente dimostrato
la negatività di questa cultura.
Tuttavia,
esiste ancora, in una parte significativa della popolazione,
la convinzione che eros e thanatos vadano d’accordo ed
è ancora fortissima la convinzione che tra donna e uomo
un po’ di violenza sia normale ed ancora tantissime sono
le donne convinte che se lui le picchia lo fa perché
le ama. Ebbene, questa cultura produce solo danni creando confusione
nell’educazione di uomini e donne, posti di fronte a modelli
sbagliati vissuti come esperienze ineluttabili.
Questa
cultura è profondamente sbagliata e parte, anche in questo
caso, dalle parole sbagliate.
Stefania
Guglielmi e le donne dell’Udi di Ferrara
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