INSOPPORTABILE, TUTTA LA CITTA' DEVE REAGIRE

Inorridisco nel raccontare oggi il senso della vita a Reggio Calabria è finito nell’indicibile, nell’inesprimibile, nell’insopportabile. Una donna è stata data alla fiamme all’interno dell’abitacolo della sua automobile. A perpetrare il crimine il suo ex marito, pregiudicato evaso dalla galera.
Profonda l’afflizione della comunità reggina per questo fatto di gravità inaudita, assolutamente intenso il dispiacere che pervade il mio animo da quando mi è giunta questa sconcertante notizia.
Ricordiamolo: la violenza sulle donne è una tra le più gravi violazioni dei diritti umani con conseguenze devastanti sul piano fisico, emotivo, economico e sociale per donne, bambini e interi nuclei familiari. Si smetta una volta per tutte di declassare la violenza di genere a mere liti private di coppia attorno al tavolo del tinello domestico, furie bestiali di uomini origliate dalle mure degli appartamenti vicini cui non farsi carico per un fantomatico diritto alla riservatezza degli altri: chi ciò pensa si rende responsabile di inescusabile complicità.
La violenza sulle donne passa anche da chi, quando si arriva all’irreparabile, osa rammentare la vita proba dei carnefici ( “era una brava persona, padre esemplare e bravo marito” ) rinfocolando l’opinione pubblica, già gravemente esposta a questa proiezione distorta della verità, sulla falsa convinzione che si possa aggredire ed ammazzare una donna solo per raptus o avvalorando tesi sconvolgenti sull’ipertrofia emozionale maschile, diversamente e penosamente denominata “tempesta emotiva”.
La violenza sulle donne, prima di sciogliere le fattezze dei volti con le fiamme del fuoco, prima di massacrare di botte, di soffocare, di strangolare, di bastonare, di lapidare, di strappare capelli dal cuoio capelluto, di spezzare ossa, di asfissiare con mani al collo, prima di barbaramente uccidere, cola vischiosamente nelle fibre del tessuto sociale attraverso i sentimenti dell’omertà, si sedimenta nelle convinzioni intime di una società attraverso l’accettazione passiva di un male che lasciamo credere non ci riguardi per acquiescenza di una nostra falsa impotenza.
Tutti possiamo fare qualcosa, tutti siamo nel dovere assoluto di farla.
Non possiamo continuare a condurre una vita appartata ed austera, non ha alcun senso tenere ben salde ed appuntate al bavero delle giacche le nostre mostrine di ruolo, non possiamo tornare ad avere alcun diritto alla personale serenità, tornare ridenti ai nostri figli, alle nostre camere nuziali, ai nostri cari affetti, alla nostra aquilegia di ideali politici e spirituali, se da stamattina una nostra concittadina è ricoverata in penose condizioni in un centro gravi ustionati perché tanta malvagità umana si è accanita sul suo corpo.
Un corpo che sarebbe potuto essere il nostro, il corpo di nostra madre, di nostra figlia, di una nostra nipote, di un’amica o di una qualsiasi altra donna che vive in quest’epoca noverca proprio per il serpeggiare di sentimenti di imperturbabilità ed indifferenza verso le altrui afflizioni.
In questa circostanza di vivo dolore vorrei davvero non avere oggi il ruolo che ho ed alzare il mio grido di indignazione dalla trasparenza dell’anonimato, vorrei parlare da madre, da sorella, da figlia, da donna. Se potessi lo farei e lo dico con assoluta lealtà, ma sino appena due giorni fa, in occasione della giornata internazionale della donna, ho indossato la livrea dorata del ruolo che mi onoro di ricoprire ed oggi, in questo giorno terribile, non posso che proferire tutte le parole che ho dentro da Presidente della Commissione Pari Opportunità della Città Metropolitana.
Pertanto perché non si spenga come esile fiammella l’impetuoso vento dell’indignazione che si è levato in queste ore per l’orrore accaduto chiedo alla comunità tutta di trasformare questa importante reazione emotiva e psicologica in una occasione di concreta reazione, di modo da unire le nostre ardenti aspirazioni verso la costruzione di una comunità solidale a cui non manca il coraggio di metterci la faccia contro la violenza sulle donne.
La Commissione propone una grande, e speriamo quanto più partecipata possibile, manifestazione da farsi non appena si saranno raccolte le adesioni di tutti: singoli cittadini, associazioni, istituzioni, scuole, e chiunque voglia aderire al bisogno assoluto di suggellare la certezza che da araba fenice la donna risorgerà sempre dalle sue ceneri, contro ogni miseria ed orrore umani.

Si prega di inviare le adesioni all’indirizzo ufficiale della Cpo Metropolitana

Fonte: Laura Bertullo – Presidente Commissione Pari Opportunità della Città Metropolitana

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