DONNE, CONCILIAZIONE E POLITICHE FAMILIARI: "COSI' SI BATTONO LE DISCRIMINAZIONI"
Ecco le voci delle ospiti della terza tavola rotonda coordinata da Sandra Zampa, nell'ambito del progetto DireDonne

Di Annalisa Ramundo
ROMA – Politiche di conciliazione tra vita professionale e vita riproduttiva che diano valore al lavoro di cura, anche degli anziani; scelte politiche e culturali che guardino alla famiglia non come una riserva indiana, ma come luogo tra generazioni che si incontrano; e una grande alleanza tra mondo dell’informazione, della cultura, dell’impresa, del sindacato e della politica che, riuniti attorno a un tavolo, agiscano, ognuno per il proprio settore con un unico obiettivo: il superamento delle discriminazioni sulle donne. È la ricetta per iniziare a spuntare l’arma della disuguaglianza di genere emersa dalle voci delle ospiti della terza tavola rotonda coordinata da Sandra Zampa, nell’ambito del progetto DireDonne e intitolata ‘A che punto siamo con l’uguaglianza di genere: l’Italia può cambiare? Come?’. Protagoniste del dibattito, svolto nella sede dell’Agenzia di stampa Dire oggi pomeriggio, l’onorevole Titti Di Salvo, presidente dell’associazione Libertà e diritti-Socialisti europei (Led), Maria Ludovica Bottarelli Tranquilli-Leali, presidente del Coordinamento italiano Lobby Europea delle Donne, e Maria Grazia Colombo, del Forum delle Associazioni Familiari.
Punto di partenza del tavolo il dato sulle differenze di genere in Italia, che, sulla questione femminile, “resta bloccato”, sottolinea Zampa, “nonostante gli sforzi”. A dirlo è una rilevazione dell’Eurobarometro, che ha messo a confronto, sul tema dell’uguaglianza di genere, due indagini, una svolta nel 2014 e una nel 2017. “In base ai dati emersi da questa ricerca, il 90% degli italiani pensa che l’uguaglianza tra uomini e donne sia un diritto fondamentale e che affrontare questo problema sia necessario per creare una società più giusta- spiega Zampa- Il 79%, però, pensa che sia più probabile per una donna che per un uomo prendere decisioni in base alle emozioni e che, quindi, sia sconsigliabile affidarle la possibilità di prendere decisioni. Il 37% pensa addirittura che le donne non abbiano le necessarie qualità e le competenze per ricoprire posizioni di responsabilità in politica, contro il 3% che si registra in Olanda e in Svezia, e il 5% dei francesi”.

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