CARABINIERI, IL SINDACATO:
"DONNE INCINTE ESCLUSE DAL CONCORSO INTERNO PER ALLIEVI MARESCIALLI: PALESE DISCRIMINAZIONE"

Per essere ammessi è necessario esibire un test di gravidanza negativo. Luca Marco Comellini, segretario generale della sigla di rappresentanza dei militari, ha scritto al ministro della Difesa Trenta ricordando che la giustizia amministrativa ha da tempo affermato che “sulla base dei principi di rango costituzionale è garantita a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, la possibilità di accesso agli uffici pubblici"

di Luisiana Gaita
“L’Arma si vuole fregiare di essere un’Amministrazione che tutela e protegge le donne, ma le prime donne a essere violate sono proprio le sue dipendenti, che quando sono incinta sono un peso, una zavorra, una quota di personale da mortificare, con una richiesta fuori da ogni crisma”. A scrivere è una donna carabiniere che si è rivolta al sindacato dei militari, denunciando una discriminazione per le colleghe in stato di gravidanza nelle regole del concorso interno riservato ai sovrintendenti, per l’ammissione al corso di qualificazione (2018-2019) di 565 allievi marescialli. Viene di fatto impedito di partecipare al concorso a chi è in dolce attesa prima della conclusione della procedura. Una denuncia che Luca Marco Comellini, segretario generale del sindacato dei militari ha segnalato, a sua volta, in una lettera indirizzata al ministro della Difesa Elisabetta Trenta, chiedendo di intervenire contro una disparità di trattamento già sanzionata dai tribunali amministrativi. Perché nonostante siano passati oltre 19 anni dal primo bando di concorso per l’arruolamento volontario di personale femminile nelle Forze armate e nel Corpo della guardia di finanza, vengono ancora segnalate discriminazioni nei confronti delle donne in gestazione che partecipano ai concorsi per fare carriera, al pari dei colleghi uomini.

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