LA CALABRIA NON E' UNA REGIONE PER DONNE. IL CONSIGLIO PIU' MASCHILISTA D'ITALIA INSABBIA LA RIFORMA

Il gioco delle tre carte sulla doppia preferenza di genere dura dal 2010. Lo cominciarono Agazio Loiero e Giuseppe Bova lo stanno proseguendo Mario Oliverio e Nicola Irto. Si chiude l'anno senza nessuna notizia sul testo di legge firmato Flora Sculco nè sulla proposta di iniziativa popolare di Giovanna Cusumano

di Riccardo Tripepi
Anche quest’anno, e non c’era dubbio alcuno, si è chiuso senza che il Consiglio regionale affrontasse il nodo relativo all’approvazione della riforma elettorale che vorrebbe introdurre la doppia preferenza di genere. E c’è da scommettere che, per come si sono messe le cose per il governatore e la sua maggioranza, la questione verrà rubricata fra quelle prive di interesse attuale.
Il gioco di prestigio dell’Assemblea più maschilista d’Italia va avanti dal 2010, quando era ancora governatore Agazio Loiero. Sul finire di quella legislatura, arrivò in Aula un emendamento firmato Liliana Frascà introduttivo della doppia preferenza di genere. Il voto dell’Assemblea fu contrario in maniera trasversale e con accordo preso nelle segrete stanze in modo che nessun gruppo e nessuno schieramento avesse una responsabilità precisa.
Da allora sono passati 8 anni e una serie infinita di convegni, promesse, frizzi e lazzi. Miriadi di occasioni in cui i vertici istituzionali hanno mostrato la coda del pavone al massimo dell’apertura davanti a Commissioni pari opportunità, rappresentanti delle associazioni e quant’altro, sapendo già di mentire.

Perché promettere la riforma quando non esiste la volontà politica di realizzarla?
Tornando ai giorni nostri, l’ultima volta che il Consiglio regionale ha affrontato la vicenda risale allo scorso 28 settembre quando all’ordine del giorno figurava la proposta di legge, di iniziativa di Flora Sculco, volta a promuovere “la parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive regionali”. Stavolta non si è neanche arrivati al voto. La Conferenza dei capigruppo, dopo un accordo praticamente bipartisan, ha deciso un nuovo rinvio con il placet della stessa Sculco. Dopo mesi di dibattiti, convegni e promesse, la maggioranza ha scoperto solo qualche ora prima dell’inizio dei lavori dell’Aula, che la legge Sculco andava adeguata alla normativa nazionale in materia.

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