AUTORITY FEMMINISTA SULL'INFORMAZIONE? UNA PROPOSTA

Occorre sviluppare uno sguardo critico su media, tv e social, grandi responsabili della veicolazione di stereotipi sessisti e del dilagare dell’hatespeech

di Monica Lanfranco
In un paese nel quale non fa problema che ci siano ‘relazioni amichevoli’ tra esponenti del governo e ultras colpiti da Daspo mentre la parola femminista è ritenuta stomachevole farà impressione proporre addirittura una Autority femminista sull’informazione.Ma tant’è: si sa che si può sognare.
Già dal 2009, dopo l’enorme eco mediatico de Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, al quale seguì il suo libro e la campagna di sensibilizzazione Occhi nuovi per i media si ragiona sulla necessità, specialmente nelle scuole con le generazioni giovanissime, di intensificare gli interventi di formazione per sviluppare uno sguardo critico su media, tv e social, grandi responsabili della veicolazione di stereotipi sessisti e del dilagare dell’hatespeech.
Contributi video sull’argomento come Parole d’amore o Se questa è una donna, solo per citare due esempi, sono la dimostrazione di quanto lavoro ci sia da fare per arginare i messaggi violenti che bombardano e avvelenano il clima delle relazioni umane con immagini aggressive e misogine.
La coraggiosa proposta di istituire una Autority femminista sull’informazione viene da alcune associazioni di donne italiane, UDI di Napoli, Associazione Salute Donna, Resistenza Femminista, Terra di lei e Arcidonna.
Nel documento di proposta si legge: ”Sono gli stessi uomini al potere a trasgredire anche norme già approvate, col linguaggio e con i media a loro disposizione, il che ha un effetto immediato di emulazione. Laddove fossero materialmente perseguibili tali comportamenti, per i membri del governo va prevista la decadenza dalla carica in attesa dell’accertamento delle responsabilità dirette. L’abitudine ad usare liberamente gli stereotipi sessisti, si nota, si è diffusa in modo esponenziale in corrispondenza delle lotte sempre più pressanti contro la violenza di genere. È stata più volte additata la diffusione di messaggi violenti nei social media. I messaggi mediatici che incitano allo stupro e alle violenze degli uomini sulle donne in generale, fanno riferimento alla presunta naturalità di quote di violenza nelle relazioni uomo donna. Tra queste violenze la prostituzione viene indicata come aspetto atavico ed inestirpabile, connaturato alla natura del desiderio maschile e alla convenienza femminile di compiacerlo. Questa rappresentazione è costantemente associata all’apologia dei diversi reati corrispondenti. Oltre ai meccanismi di ordinaria perseguibilità dei reati violenti, non è prevista alcuna sanzione per coloro che attraverso i media “anticipano” le attenuanti per i reati di femminicidio e stupro e che suggeriscono che le posizioni di potere degli uomini rendano prevedibili e lecite le richieste di prestazioni sessuali in cambio di lavoro e del mantenimento coniugale”.

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