Fornero,
ecco le linee di programma sulle pari opportunita'
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
LINEE
PROGRAMMATICHE IN MATERIA DI PARI OPPORTUNITA'
L'adozione
di una strategia nazionale in materia di affermazione dei
diritti, promozione del principio delle pari opportunità
e prevenzione, contrasto, rimozione delle discriminazioni
costituisce un ambito di primaria rilevanza e di sicura priorità
del mio Ministero e del nostro Governo.
Occorre in tal senso dare una piena attuazione alle politiche
nazionali e al contemporaneo rispetto degli obblighi internazionali
ed europei, attraverso l'utilizzo efficiente di tutte le risorse
disponibili per le politiche di pari opportunità.
Nello specifico, pur nel contesto di rigore finanziario e
di risparmi di spesa di questa difficile fase di ciclo, tale
strategia necessita di un adeguato presidio, atto a garantire
che nei bilanci pubblici le risorse destinate alle politiche
sociali in generale, e alle tematiche della parità
in particolare, non siano completamente sacrificate dalle
misure anti-crisi. Soprattutto, occorre grande responsabilità
nel far sì che tali risorse trovino un valore aggiunto
nella efficiente sinergia con l'ingente insieme di finanziamenti
provenienti dal livello europeo.
L'attuale quadro normativo nazionale è stato progressivamente
strutturato soprattutto in riferimento agli adempimenti internazionali
assunti dall'Italia rispetto all'attuazione di direttive,
convenzioni e raccomandazioni comunitarie ed internazionali.
In questa cornice, che deve restare quella di riferimento,
il nostro Paese e questo Governo devono e vogliono distinguersi
con convinzione e con azioni selettive e concrete. Di queste
vi dirò nel corso del mio intervento, trattando alcune
delle aree prioritarie di programmazione attiva.
Non mi sarà possibile effettuare una disamina completa
di tutte le aree di discriminazione e, di conseguenza, di
tutti gli interventi effettuati e programmati: stiamo tuttora
lavorando per individuare priorità, ma anche per mantenere
la continuità con le migliori pratiche già intraprese.
In ogni modo, vi garantisco la mia disponibilità a
tornare, in un'ottica di ascolto e non solo di "relazione",
in questa sede. Nel merito dei nostri programmi, vi ribadisco
altresì che cercherò la migliore e massima continuità
con le iniziative già avviate nel passato, riconoscendo
il denominatore comune con i miei predecessori in una idea
di società fondata sui diritti di genere, razza, religione,
età, diversa abilità, orientamento sessuale:
apprezzo e condivido il già affermato approccio di
interpretazione unitaria e progettuale delle politiche che
le diverse strutture che concorrono alla loro definizione
hanno adottato. Vorrei quindi ringraziare in questa occasione
il Dipartimento per le Pari Opportunità e gli Uffici
della Consigliera Nazionale di Parità per il lavoro
svolto e in corso. Osservo con soddisfazione il rapporto stretto
con le attività condotte dai Ministri dell'Interno
e della Giustizia, e dai loro Ministeri. E vedo la forte contiguità
con il Ministero che rappresento, e che altresì ringrazio
per i contributi in questa materia. Lavoro, politiche sociali
e pari opportunità sono idealmente ma anche concretamente
una filiera perfetta su cui inserire azioni trasversali e
sinergiche. Per questo, manterrò attivamente il presidio
e lavorerò personalmente all'interno di una delega,
quella sulle pari opportunità, che ritengo non seconda
agli altri due grandi capitoli del mio mandato.
2.
Politiche di contrasto ai fenomeni di violenza sulle donne
e sui bambini
L'affermazione
dei diritti umani delle donne e l'eliminazione delle forme
di violenza di cui sono vittime rientrano nelle azioni programmatiche
del Governo italiano, che intendo continuare a perseguire.
La violenza contro le donne è una violazione dei diritti
umani grave e diffusa che tocca la vita di innumerevoli donne,
il cui contrasto è una priorità e una necessaria
premessa rispetto all'impostazione di politiche mirate all'uguaglianza.
E' ormai diffusa la consapevolezza che in Italia questo fenomeno
nelle sue molteplici forme assume proporzioni molto rilevanti.
L'impegno del nostro Paese contro la violenza di genere, sia
sessuale che domestica, sia fisica che attraverso forme di
stalking, si fonda sulla consapevolezza che per affrontare
il problema siano necessari interventi multidisciplinari a
carattere trasversale, capaci di ottenere un impatto di lungo
periodo e di valorizzare e mettere in rete tutte le competenze
e le energie presenti sul territorio nazionale. A cominciare
dalla "emersione" oggettiva del fenomeno, che intendiamo
incentivare attraverso il supporto della specifica indagine
statistica che promuoviamo insieme con l'Istat. Credo che
la trasparenza e la pubblica evidenza di queste realtà
siano il primo indispensabile tassello di una politica contro
queste forme di abuso e di subcultura.
L'azione di contrasto alla violenza di genere ha trovato un
momento di particolare enfasi nell'adozione, nel novembre
2010, del Piano nazionale contro la violenza di genere. Il
Piano ha costituito uno strumento per elaborare e sviluppare
da parte di tutti i soggetti coinvolti - sia pubblici che
privati - azioni coordinate di prevenzione e contrasto alla
violenza, nonché di protezione, tutela, inserimento
e reinserimento delle vittime. In particolare, il Piano ha
inteso assicurare un livello di informazione adeguato, diffuso
ed efficace, garantire il sostegno ai centri antiviolenza
- dei quali abbiamo idea di istituire uno specifico Registro
- e alle altre strutture pubbliche e private, favorire lo
sviluppo di tutte le professionalità che entrano in
contatto con le vittime, potenziare le forme di assistenza
e sostegno alle donne vittime di violenza ed ai loro figli,
garantire l'acquisizione periodica e strutturata di dati.
Ai centri antiviolenza è stata fino ad ora dedicata
una parte consistente delle risorse del Piano, attraverso
l'Avviso pubblico che ha previsto 4 milioni di euro per la
creazione di nuovi centri e 6 milioni per il sostegno ai centri
esistenti.
Intendo confermare il mio impegno a proseguire e concludere
tutte le attività del Piano Nazionale contro la violenza
di genere e ritengo altresì indispensabile avviare,
da subito, il monitoraggio sull'andamento delle attività
del Piano, da realizzarsi mediante il Comitato previsto dal
Piano stesso e già istituito, composto da rappresentanti
delle amministrazioni statali coinvolte, delle Regioni e delle
autonomie locali. Il monitoraggio permetterà di acquisire
una conoscenza completa delle azioni e degli interventi di
contrasto alla violenza posti in essere sul territorio nazionale,
favorendo l'individuazione di possibili sinergie tra i soggetti
impegnati nell'erogazione di servizi. Obiettivo possibile
è razionalizzare l'utilizzo delle risorse finalizzandole
all'erogazione di maggiori e migliori servizi alle vittime
di violenza di genere ed ai loro figli. Le risultanze del
monitoraggio permetteranno altresì di iniziare i lavori
per la predisposizione del II Piano nazionale. Fondamentale
è l'intesa, in tale ambito, con il Ministero della
Giustizia, per i risvolti di loro competenza. In questa prospettiva,
intendo altresì attivare una interlocuzione con le
Regioni, gli Enti Locali e le Associazioni rappresentative
per rendere più sinergici gli interventi realizzati
da soggetti diversi del pubblico e del privato sociale, con
l'obiettivo di liberare risorse da utilizzare per assicurare
la continuità dei servizi offerti dai centri antiviolenza
esistenti e l'apertura di nuove strutture. Per questa seconda
finalità, con particolare riferimento alle Regioni
Obiettivo Convergenza, ritengo di avviare un'iniziativa di
indirizzo finalizzata al migliore utilizzo delle risorse comunitarie.
Esistono infine forme di violenza o di istigazione alla medesima
che sono connesse a fenomeni mediatici ed informatici che
non possiamo sottovalutare. L'idea di un progetto educativo
per contrastare l'immagine mercificata della donna, anche
attraverso la televisione, non mi trova affatto indifferente.
Non sto parlando di censure, ma di educazione oggettiva e
consapevolezza. Penso all'introduzione di gender mainstream
nei progetti educativi al fine di monitorare che i messaggi,
trasmissioni, pubblicità e testi scolastici siano il
più possibile gender correct. Il contrasto all'utilizzo
del corpo femminile come strumento pubblicitario, anche attraverso
l'uso di siti internet che denuncino di volta in volta l'utilizzo
inaccettabile del corpo femminile, è altro profilo
da considerare. Restituiamo una dignità al mondo femminile
spesso, troppo spesso, rinchiuso dentro un copione che tende
al compiacimento del mondo maschile.
Un
particolare presidio sarà garantito anche sul tema
della violenza contro i minori (bambini e bambine) a difesa
della loro integrità fisica e psichica. La tutela dell'infanzia
costituisce un aspetto fondamentale del mio mandato, in continuità
con il passato. L'Osservatorio per il contrasto della pedofilia
e della pornografia minorile, organismo che costituisce il
cuore dell'attività del Dipartimento in materia di
protezione dei minori dall'abuso e dallo sfruttamento sessuale,
è costantemente impegnato nello studio del fenomeno
con un approccio rigoroso e scientifico. Tra le principali
attività dell'Osservatorio, rileva l'acquisizione di
dati e informazioni a livello nazionale e internazionale e
la promozione di studi e ricerche per la prevenzione e la
repressione di abusi e sfruttamento sessuale, attraverso l'istituzione
di una banca dati ad hoc. Il progetto esecutivo della banca
dati va condiviso con altre Amministrazioni, che hanno già
a disposizione dati significativi - parlo del Ministero dell'Interno
e del Ministero della Giustizia. È mia intenzione rafforzare
l'azione dell'Osservatorio, potenziandone le iniziative, attraverso
la creazione di un meccanismo di rete di cui sarà fulcro
- cito in questa occasione la collaborazione con il Comitato
Interministeriale di Coordinamento per la lotta alla pedofilia
e con la neo istituita Autorità garante per l'infanzia
e l'adolescenza - e all'interno del Piano nazionale di prevenzione
e contrasto dell'abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori.
Sul piano della protezione dei minori vittime di crimini sessuali
il Governo, attraverso il Dipartimento per le pari opportunità,
intende sviluppare apposite Linee guida che individuino i
livelli essenziali delle attività di protezione e sostegno
educativo a favore dei minori vittime di abuso e sfruttamento
sessuale, obiettivo stabilito nell'ambito del III Piano biennale
sull'infanzia e l'adolescenza. Questo documento di indirizzo
rappresenterà anche l'occasione per valorizzare l'esperienza
acquista attraverso la realizzazione dei progetti di tutela
psicofisica dei minori vittime di abuso e sfruttamento sessuale,
che il Dipartimento è in procinto di finanziare attraverso
un Avviso pubblico recentemente pubblicato. Il Dipartimento
in quest'ambito intende supportare i progetti che dimostreranno
una forte propensione all'integrazione fra i settori sociale,
sanitario e giudiziario maggiormente coinvolti nella tutela
dei minori abusati, e premiare l'innovatività delle
azioni proposte nonché la trasferibilità delle
stesse in territori e contesti diversi.
Infine, sono allo studio nuove progettualità ad esempio
alla luce di tutte le problematiche connesse allo sviluppo,
alla diffusione delle nuove tecnologie ed al loro più
vario utilizzo, che si concentreranno anche sulla tutela dell'immagine
del minore e sull'uso che di questa viene fatto. In linea
con quanto previsto dalla nuova Direttiva Europea in materia,
particolare attenzione sarà riservata alla prevenzione
ed al contrasto del fenomeno dell'abuso e dello sfruttamento
sessuale sotto il duplice aspetto della tutela del minore
vittima e del recupero degli autori di reato, valutando l'opportunità
di riservare anche alla formazione degli operatori lo spazio
che merita.
3.
Politiche volte a contrastare i fenomeni di discriminazione
Il
tema dell'adozione di una strategia nazionale in materia di
prevenzione, contrasto e rimozione delle discriminazioni costituisce
un ambito di primaria rilevanza e di sicura priorità
nel più generale contesto della promozione del principio
delle pari opportunità per tutti. In questo senso occorre
rammentare che l'attuale quadro normativo nazionale è
stato progressivamente strutturato soprattutto, se non esclusivamente,
in riferimento agli adempimenti internazionali assunti dall'Italia
rispetto all'attuazione della Convenzione internazionale contro
il razzismo. Vorrei in questa sede e in conclusione di questo
mio intervento rimarcare la concretezza delle azioni e l'autorevolezza
di ruolo che l'Ufficio per la promozione della parità
di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate
sulla razza o sull'origine etnica, meglio conosciuto come
UNAR, ha raggiunto. Tale Ufficio, operante presso il Dipartimento
per le Pari opportunità, a partire dal 2010, ha svolto
un fondamentale e meritorio ruolo di ascolto, tutela e interlocuzione
con il sistema delle autonomie locali, parti sociali, settori
del no profit e dell'associazionismo di riferimento, assicurando
l'esercizio concreto del principio di non discriminazione
sancito innanzitutto dall'articolo 3 della nostra Costituzione,
anche in merito a fattispecie concrete di discriminazioni
connesse alla disabilità, all'età, alla religione,
all'orientamento sessuale, tanto che, per quanto riguarda
l'anno appena concluso, è pari al 12% delle istruttorie
complessivamente trattate dall'Ufficio la percentuale di eventi
reali concernenti discriminazioni diverse da quelle etnico-razziali.
Vorrei di seguito ribadire alcune priorità che costituiranno
le direttrici dell'azione del Governo nella lotta alla discriminazione:
- un'azione di sostegno al percorso di esame e approvazione,
in ambito europeo, della proposta di direttiva dell'Unione
europea contro le discriminazioni (cosiddetta direttiva "orizzontale")
varata dalla Commissione europea fin dal 2008 e tuttora in
fase di discussione;
- a seguito dell'attività di condivisione con Regioni
ed Enti locali di accordi finalizzati alla istituzione di
centri territoriali contro le discriminazioni realizzata nella
seconda metà del 2011, un'azione sistematica di formazione
e aggiornamento degli operatori pubblici e privati che a vari
livelli entreranno nel "Sistema UNAR" (centri servizi
immigrati, agenzie per l'impiego, associazionismo etc.);
- sul tema delle discriminazioni nei luoghi di lavoro, unico
ambito per il quale peraltro è prevista una copertura
normativa anche al di fuori delle discriminazioni etnico-razziali,
la definizione di una strategia nazionale sul tema, partendo
dal rafforzamento delle competenze della cabina di regia UNAR
- Parti sociali e prevedendo la definizione di un Piano di
azione contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro che:
a. sistematizzi e implementi azioni positive quali "Diversità
Lavoro" e "Carta delle Pari Opportunità";
b. preveda l'istituzione, in ambito PA, di una banca dati
dei Comitati Unici di Garanzia e la costituzione di una rete
nazionale dei rispettivi referenti
c. individui, anche mediante l'opportuno coinvolgimento della
Conferenza dei Presidenti delle Regioni, un programma di azioni
positive per l'inserimento lavorativo di alcuni target ad
elevato rischio di discriminazione (quali gli over 50 e le
persone transessuali).
Infine,
vorrei ricordare come, nel contesto del contrasto alla discriminazione,
la lotta contro l'omofobia costituisce una delle priorità
del Programma 2010 - 2014 per lo spazio di libertà,
sicurezza e giustizia adottato dal Consiglio Europeo, nel
quale si sottolinea come la diversità sia fonte di
ricchezza per l'Unione. L'impegno ad una maggiore sensibilizzazione
su tale tema risulta in linea con il contenuto delle risoluzioni
adottate dal Parlamento Europeo con cui si invitava la Commissione
Europea a proporre un atto legislativo per combattere l'omofobia
mediante il diritto penale. Sappiamo come una norma in materia
non sia presente nel nostro ordinamento, pur più volte
proposta e respinta nelle sedi di iter parlamentare. Segnalo
che una nuova proposta è stata recentemente ripresentata
e ritengo che essa vada attentamente valutata nel novero dell'impegno
del Paese a lottare contro ogni forma di violenza e discriminazione.
4.
Politiche di contrasto al traffico delle persone e alle mutilazioni
genitali femminili
La
promozione ed il coordinamento delle azioni di Governo in
materia di sfruttamento e tratta di persone, rappresentano
un punto cardine del mio attuale mandato quale Ministro per
le Pari Opportunità. Il modello italiano, tuttora considerato
una buona pratica europea ed internazionale, è stato
costruito sul principio che un'efficace risposta al fenomeno
criminoso della tratta debba basarsi su un approccio orientato
alla centralità dell'individuo e alla tutela dei diritti
umani delle vittime. È in tale prospettiva che può
cogliersi pienamente il senso di avere affidato al Ministro
per le Pari Opportunità ed al Dipartimento che ne supporta
le azioni, il ruolo di autorità centrale incaricata
di promuovere e coordinare a livello nazionale gli interventi
per la protezione delle persone trafficate.
La tratta di persone è una particolare forma di violenza
agita prevalentemente in danno di donne, minori e gruppi particolarmente
vulnerabili, quali i migranti irregolari, ed è altresì
un fenomeno criminoso che per la sua natura e le sue conseguenze
può considerarsi una delle forme più pervasive
di violazione dei diritti umani.
Ritengo quale intervento prioritario l'elaborazione e l'implementazione
di un Piano Nazionale d'Azione sulla tratta di persone. A
tal fine intendo proseguire i lavori del Tavolo Tecnico per
l'elaborazione di un piano nazionale d'azione sulla tratta,
costituito nel 2010 di concerto con la Commissione Interministeriale
per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento.
A tal fine intendo sia avviare mirate interlocuzioni con gli
altri Ministri interessati, sia esplorare modalità
di raccordo ed integrazione con le risorse delle Regioni,
e nello specifico dare impulso ad un coordinamento nazionale
nell'utilizzo di tali risorse, con particolare riferimento
al Fondo Sociale Europeo, che rappresenta uno strumento privilegiato
per interventi mirati alla formazione professionale ed all'inclusione
socio-lavorativa delle vittime di tratta e sfruttamento. In
tale contesto di attività, intendo altresì promuovere
l'attività dell'Osservatorio Nazionale sul fenomeno
della Tratta di esseri umani. Questo rinnovato impegno trova
il suo razionale anche alle luce della nuova Direttiva Europea
sulla prevenzione e la repressione della tratta di esseri
umani, alla quale l'Italia dovrà conformarsi entro
aprile 2013. La Direttiva prevede, tra le altre cose, che
tutti gli stati membri si dotino di meccanismi per raccogliere
dati sulla tratta, valutare le tendenze del fenomeno e misurare
i risultati degli interventi messi in campo.
Tra i compiti che il Dipartimento è tenuto a svolgere
vi è inoltre quello di promuovere e coordinare le azioni
di Governo in materia di violazione dei diritti fondamentali,
dell'integrità della persona, della salute e della
dignità delle donne e delle bambine.
Appaiono importanti ulteriori e nuovi percorsi che possano
accompagnare donne e famiglie africane residenti in Italia
verso l'abbandono delle pratiche di mutilazione genitale e
infibulazione, sostenendole attivamente, sia direttamente
-attraverso servizi competenti- sia indirettamente -attraverso
la circolazione di informazioni e attività di sensibilizzazione
che aiutino a rispondere a eventuali pressioni a reiterare
la pratica proveniente dalla comunità migrante o dalla
famiglia e comunità in patria. In quest'ottica diventa
necessario ricostituire la Commissione interministeriale (in
questi giorni in via di definizione) per la prevenzione ed
il contrasto delle mutilazioni genitali femminili. È,
inoltre, mia intenzione attuare quanto prima il nuovo Piano
Programmatico (attualmente in via di validazione da parte
delle Amministrazioni coinvolte nella Commissione interministeriale)
delle priorità di intervento nazionali di prevenzione
e contrasto delle MGF. Il Piano è stato condiviso con
le maggiori rappresentanze più significative delle
associazioni operanti nel settore e degli Enti locali e l'attuazione
dello stesso sarà affidata interamente alle Regioni,
previa stipula di un'apposita intesa con il sistema regionale
sui criteri di ripartizione delle risorse, le finalità,
le modalità, attuative nonché il monitoraggio
del sistema di interventi da sviluppare per la prevenzione
ed il contrasto del fenomeno, il tutto coordinato e supervisionato
a livello centrale dal Dipartimento per le pari opportunità.
5.
Politiche di pari opportunità per le persone con disabilità
Il
nostro impegno è altresì confermato sul tema
delle pari opportunità delle persone con disabilità.
Proseguendo nelle attività di concreta implementazione
della Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone
con disabilità, operiamo con gruppi di lavoro istituiti
nell'ambito dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle
persone disabili, con l'obiettivo di garantire ad esse autonomia
ed una vita indipendente.
In questo contesto ritengo sia importante, per esempio, monitorare
che ogni assunzione lavorativa prescinda dalla disabilità
del candidato; a parità di merito, il candidato con
disabilità potrebbe essere non oggettivamente - ossia
solo per meriti e titoli - valutato. Nel monitoraggio sarà
utile confrontare la percentuale di persone con disabilità
che occupano posizioni dirigenziali in altri paesi OCSE e
confrontare la nostra statistica con la media OCSE. I laureati/diplomati
più meritevoli non sono necessariamente persone senza
disabilità ed essi devono avere pari opportunità
di carriera. Nel 2011 è stata realizzata un'iniziativa
sperimentale rivolta a studiosi laureati con disabilità
inseriti in percorsi di ricerca ufficiali, ai quali verranno
assegnati contributi per il rimborso delle spese sostenute
per l'acquisizione di attrezzature specialistiche, materiale
didattico differenziato, servizi ed ogni altra strumentazione
idonea a superare le difficoltà connesse allo stato
di disabilità. E' utile a questo scopo un monitoraggio
della prosecuzione degli studi delle persone con disabilità
al fine di comprendere se effettivamente hanno avuto eguali
opportunità di accesso ai percorsi scolastici quali
quelli a cui hanno accesso le persone non disabili.
Nel febbraio 2010 il Dipartimento per le pari opportunità
ha avviato un progetto specifico che risponde all'obiettivo
di favorire la partecipazione delle persone con disabilità
alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport
prevista dall'art. 30 della Convenzione. L'iniziativa si è
concretizzata nel finanziamento di interventi a valenza nazionale
finalizzati alla promozione delle pari opportunità
nel campo dell'arte e dello sport a favore dei soggetti diversamente
abili, anche per il 2011, per il quale è attualmente
in corso la valutazione dei progetti pervenuti e l'eventuale
prosieguo delle iniziative.
Non intendo dimenticare l'attenzione particolare che sarà
posta alle donne con disabilità, delle quali, secondo
le rilevazioni del Consiglio Europeo, circa il 40% subisce
o ha subito una qualche forma di violenza. E' facile prevedere
che anche in questo caso la percentuale, nella realtà,
potrebbe superare tali statistiche. Ritengo, anche in questi
casi, prioritario monitorare il rischio di violenza, ad oggi
mai quantificato, a cui sono soggette le donne disabili, prevedendo
una apposita sezione tematica nella nuova indagine sulla violenza
sulle donne. Mi impegnerò altresì affinché
nell'ambito delle attività offerte dal numero di pubblica
utilità e dai centri antiviolenza ad esso collegati
siano attivati servizi specifici di orientamento, consulenza
ed assistenza legale a difesa dei diritti delle donne con
disabilità.
6.
Politiche di sostegno al lavoro delle donne, all'imprenditoria
femminile e all'assunzione delle donne e dei giovani
Vorrei
ora affrontare, a questo punto della mia presentazione, il
tema dei diritti sociali e delle libertà positive che
sono ad essi correlate. Il secondo Rapporto sull'imprenditoria
femminile, promosso dal Dipartimento per le pari opportunità
insieme con il Ministero per lo Sviluppo economico e a Unioncamere,
presentato a gennaio 2011, ha evidenziato che le imprese femminili
sono cresciute in termini di stock, dal 2003 al 2008, dell'8,7%
e rappresentano circa il 23% del totale delle imprese. In
valore assoluto le imprese femminili sono oltre un milione
e quattrocentomila, un numero di per sé significativo
se si considera che è diffuso in maniera omogenea sull'intero
territorio nazionale, anche se con intensità diverse
tra regione e regione.
In tale quadro, intendiamo strutturare azioni che abbiano
come obiettivo quello di contribuire alla crescita delle imprese
femminili e favorirne l'accesso al credito in un momento di
generale difficoltà del sistema economico nazionale
e di elevata criticità per le donne ad inserirsi nel
mercato del lavoro e ad accedere a finanziamenti bancari.
Gli obiettivi che ci poniamo sono i seguenti:
1. attivare, con il coinvolgimento del sistema bancario, uno
strumento agevolativo per l'imprenditoria femminile che sfrutti
l'effetto moltiplicatore tipico dei fondi di garanzia associato
a finanziamenti in conto interessi o con modalità agevolative
di altro tipo;
2. sostenere le attività regionali in favore dell'imprenditoria
femminile; 3. eliminare le discriminazioni nell'accesso al
credito. Le donne hanno un accesso al credito più difficoltoso
e pagano tassi di interesse più alti, e ciò
indipendentemente dalle loro capacità di ripagare il
debito.
Vorrei altresì ricordare in questa sede che tra gli
interventi varati con il decreto "Salva Italia"
si sono previste agevolazioni fiscali nei confronti di chi
assume a tempo indeterminato personale femminile e giovani
al di sotto dei trentacinque anni di età, con particolare
riferimento alle assunzioni in meridione. Sono stati inoltre
appostati fondi a valere sul prossimo triennio per incentivare
l'occupazione giovanile e femminile. Il decreto "Cresci
Italia" ha inoltre previsto la possibilità di
costituire una società semplificata con contratto o
atto unilaterale da parte di persone con meno di trentacinque
anni e a fronte di un capitale sociale non inferiore ad un
euro.
La scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è
un fattore cruciale di debolezza del nostro sistema: in Italia,
l'occupazione femminile è più bassa che in quasi
tutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni più
elevate e per le donne con figli. Nella consapevolezza che
il tempo di cura della casa, dei bambini, di adulti malati,
di disabili o di anziani a carico delle donne resta in Italia
più elevato che negli altri paesi, e che la mancanza
di servizi di supporto (e il loro costo elevato) nelle attività
di cura, rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno
per migliaia di donne che lavorano part time e per l'ingresso
nel mercato del lavoro di altrettante, sarà mio impegno
garantire maggiori servizi e una organizzazione del lavoro
tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei
propri figli, senza per questo interrompere necessariamente
l'orario di lavoro.
In questo quadro il ruolo di coordinamento del Dipartimento
per le Pari opportunità sarà rafforzato e si
orienterà verso azioni che dovranno garantire una diffusione
equilibrata, su tutto il territorio nazionale, dei servizi
per la conciliazione per evitare fuoriuscite dal mercato del
lavoro delle giovani madri, anche con sussidi monetari per
la frequentazione di asili nido, per incoraggiare le donne
disoccupate alla ricerca attiva di lavoro e, soprattutto,
creare nuove e qualificate opportunità di lavoro nel
settore della cura delle persone e dei servizi per la famiglia
e la comunità.
Sempre in materia di occupazione femminile, l'Ufficio della
Consigliera Nazionale di Parità è impegnato
a sviluppare ed incrementare i provvedimenti adottati in sede
comunitaria per promuovere attività di informazione
e formazione, coerentemente con i piani strategici "Europa
2020" e "Italia 2020". E' a regime l'Osservatorio
sulla Contrattazione decentrata e una Banca dati sull'attività
giudiziale e stragiudiziale che attua un monitoraggio costante
su tutta l'attività di conciliazione e di contrasto
alle discriminazioni, supportata da un'assistenza di carattere
giuridico. Nell'ambito dell'Osservatorio , una parte fondamentale
è dedicata alla possibile applicazione del salario
di produttività inteso come strumento di flessibilità,
utile alla conciliazione vita/lavoro. Il razionale di questo
processo è la valorizzazione della flessibilità
concertata, mentre l'idea cardine è quella di fare
leva su strumenti alternativi di sostegno al reddito per creare
un modello innovativo e complementare ai sistemi di remunerazione
più tradizionali. Ricordo infine la Carta delle pari
opportunità e uguaglianza promossa da tutte le consigliere
di parità e sottoscritta da numerose parti sociali
ed aziende.
7.
Politiche per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro
La
conciliazione tra tempi di vita e di lavoro rappresenta senza
dubbio una delle politiche che meglio coniuga le diverse competenze
del mio mandato e mi consente di affrontare, e di riprendere
in maniera unitaria, la questione dell'occupazione femminile
e quella del lavoro di cura familiare, delle responsabilità
personali e di quelle professionali, troppo spesso vissute
come antitetiche. Vorrei tuttavia evidenziare che considero
il problema della conciliazione non solo ed esclusivamente
femminile: mi piace pensare che la cura dei figli e i conseguenti
congedi parentali/genitoriali siano profili condivisi all'interno
della coppia, in una scelta che può essere pertanto
anche maschile.
Un recentissimo studio dell'Istat, pubblicato a fine 2011,
su "Conciliazione tra lavoro e famiglia" rileva
l'entità del fenomeno: sono circa 15 milioni 182 mila
(il 38,4% della popolazione di riferimento) le persone che
nel 2010 dichiarano di prendersi regolarmente cura di figli
coabitanti minori di 15 anni, oppure di altri bambini, di
adulti malati, disabili o di anziani.
In questo quadro si inseriscono le iniziative che intendo
assumere a breve per sviluppare ancor di più le politiche
di conciliazione (e condivisione) dei tempi di cura e di lavoro
e per avviarne di nuove. Il ruolo di coordinamento del Dipartimento
per le Pari opportunità sarà rafforzato e si
orienterà verso azioni che dovranno garantire una diffusione
equilibrata, su tutto il territorio nazionale, dei servizi
per la conciliazione per evitare fuoriuscite dal mercato del
lavoro delle giovani madri, per incoraggiare le donne disoccupate
alla ricerca attiva di lavoro e, soprattutto, creare nuove
e qualificate opportunità di lavoro nel settore della
cura delle persone e dei servizi per la famiglia e la comunità.
Nell'ambito del Piano Italia 2020 per l'occupabilità,
è stato sottoscritto l'Avviso comune 8 marzo 2011 con
le parti sociali per individuare e condividere una serie di
strumenti utili nell'ambito del mercato del lavoro, per favorire
la flessibilità lavoro/famiglia e quindi la conciliazione
dei tempi di vita e di lavoro. Essendo necessario incentivare
procedure e prassi virtuose legate alle relazioni industriali
attraverso la sperimentazione di strumenti flessibili per
sostenere le donne nel mercato del lavoro. In tal modo la
promozione della flessibilità organizzativa può
tradursi in maggiore e miglior bilanciamento tra tempi di
vita e di lavoro e può consentire alle aziende, ai
lavoratori e alle lavoratrici, di essere maggiormente produttivi
e di concorrere così al buon andamento dell'impresa.
Un tema che mi sembra innovativo e paritetico attiene infine
all'incentivo al congedo parentale anche maschile, in una
corretta divisione degli oneri e della curatela dei figli
all'interno della coppia.
In questo contesto, vorrei inoltre rassegnare l'impegno a
diffondere l'informazione e la consapevolezza su istituti
che già esistono nella nostra legislazione, ma di cui
le persone a cui sono diretti non hanno sempre concreta consapevolezza.
Mi riferisco, per esempio, alla già citata legislazione,
composta da numerosi atti normativi, sulla tutela della maternità,
della paternità e sui congedi parentali. Tali norme
prevedono specifiche misure ed incentivi alla tutela universalistica
della maternità, della conciliazione tra lavoro e famiglia,
del sostegno delle madri che non hanno mai lavorato, del riconoscimento
dei diritti e doveri dei padri. Ricorderei, in questa sede,
anche le importanti provvidenze previste per i genitori di
ragazzi disabili, con un congedo pagato fino a due anni per
coloro che hanno figli con handicap grave.
8.
Prevenzione, salute, sicurezza e vigilanza
Il
recente Testo Unico in materia di prevenzione e sicurezza
sul lavoro consente di garantire interventi appropriati che
realizzino le condizioni per l'equità di genere, ambito
fortemente trascurato dalla legislazione previgente. E' stata
introdotta nell'ambito della valutazione dei rischi lavorativi
una necessaria attenzione al genere: la valutazione della
diversità è divenuta un obbligo rivalutando
in particolare la ricerca scientifica e la discussione sul
tema della differenza di genere e sulla loro incidenza nel
campo della salute nel suo complesso e nel lavoro come fattore
derivato.
Sono stati predisposti e avviati gruppi di lavoro e Commissioni
per seguire tutto l'iter dei regolamenti attuativi delle linee
guida, così come è stata strutturata una rete
di partnership con Inail, la Direzione generale ispettiva
del Ministero del Lavoro, le associazioni impegnate nella
tutela della diversa abilità lavorativa. I tavoli tecnici
di studio ha ritenuto opportuno approfondire la tematica dei
rischi connessi alle differenze di genere e fornire alcune
indicazioni agli operatori del mercato del lavoro, con l'intento
di aprire un confronto e fornire un contributo alla Commissione
preposta, che ne ha recepito i contenuti. E' pertanto fondamentale
ora assicurare e vigilare sull'applicazione della risoluzione
concordata in sede di commissione consultiva, approvata il
21 settembre scorso, rispetto la realizzazione di attività
di prevenzione, per la validazione delle buone prassi, così
occorre verificare che nei moduli formativi sempre in tema
di prevenzione e sicurezza sul lavoro siano presenti i temi
della cultura e criteri di genere. I nostri Uffici sono attivi
in questa opera di applicazione di regole nell'ambito di una
materia decisamente sensibile e rilevante.
In particolare, gli Uffici della Consigliera nazionale di
parità hanno attivato un tavolo con le parti sociali
e le organizzazioni del volontariato per sviluppare politiche
attive a tutela dei lavoratori e lavoratrici affette da patologie
oncologiche e invalidanti. Si sono in tal senso già
realizzate attività sia di impatto contrattuale, sia
sui luoghi di lavoro.
Tengo ad evidenziare come il Ministero del Lavoro dedichi
particolare attenzione all'attività ispettiva, volta
all'accertamento delle discriminazioni sui luoghi di lavoro
e alle violazioni delle disposizioni concernenti la tutela,
nello specifico, delle lavoratrici madri e dei lavoratori
disabili, con riferimento sia ai profili di tutela economica,
sia a quelli di tutela fisica. Il nostro personale ispettivo
è chiamato a svolgere la vigilanza speciale sull'osservanza
delle disposizioni di legislazione sociale poste a tutela
dei lavoratori in situazioni di specifica sensibilità,
con attenzione per esempio alle lavoratrici in stato di gravidanza.
La rilevazione di fenomeni discriminatori sui luoghi di lavoro,
oltre a rientrare nell'ambito dell'ordinaria attività
di vigilanza posta in essere dagli ispettori del lavoro, costituisce
oggetto di verifiche nell'ambito di vigilanze straordinarie
rivolte a settori e contesti maggiormente caratterizzati dall'esistenza
di fenomeni discriminatori.
Per quanto concerne il profilo della tutela delle lavoratrici
madri, ricordo che su tale tematica è costantemente
concentrata l'attività ispettiva degli Uffici territoriali,
con particolare attenzione al fenomeno delle dimissioni della
lavoratrice madre/lavoratore padre. Tali dimissioni devono
essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del
lavoro, competente per territorio nel periodo di vigenza del
divieto di licenziamento, ossia nell'arco temporale compreso
tra l'inizio della gravidanza ed il compimento del primo anno
di vita del bambino.
Un tema a cui tengo moltissimo, che inserisco in chiusura
ma che ritengo di grande importanza, e pertanto vorrei ribadire
come prioritario nell'azione del Ministero, è relativo
alle cosiddette dimissioni in bianco, in un'ottica di affermazione
della libertà contro ogni forma di soggezione e costrizione
dei lavoratori e delle lavoratrici. Vogliamo riprendere questo
tema per arrivare ad una regolamentazione che , in modo corretto
ed efficace disincentivi e contrasti l'uso di questa pratica
purtroppo ancora diffusa su tutto il territorio nazionale.
(03/02/2012)
http://giulia.globalist.it