LA
GIORNATA MONDIALE CONTRO
LA MUTILAZIONE DEI GENITALI FEMMINILI
SI CELEBRA IL 6 FEBBRAIO

Il
prossimo 6 Febbraio si celebrerà la Giornata Mondiale
contro le mutilazioni genitali femminili: una giornata simbolica
per dire basta alla violenza e agli abusi sulle donne. Quella
delle mutilazioni femminili è una pratica che colpisce
ancora troppe donne: si calcola che nel mondo siano circa tre
milioni le bambine sottoposte a questa tortura. Usanze ormai
consolidate ma, per questo, non meno terribili, che provocano
sofferenze atroci nelle vittime e, talvolta, anche la morte.
L’infibulazione inoltre porta le donne ad avere gravi
disturbi durante il parto e infezioni pericolose.
Tantissime
le iniziative in tutto il mondo per dire basta a questa pratica
considerata barbara e incivile. Le bambine sono costrette a
subire questa violenza e porteranno per tutta la vita i segni
fisici ma anche psicologici dell’infibulazione. Giornate
come questa, come anche quella contro la violenza sulle donne,
sono fondamentali per dare un segno forte contro pratiche inaccettabili.
Così lunedì 6 febbraio è stata indetta,
come ogni anno, la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali
femminili. Non dimenticatevi di dare anche voi un segno forte
e di dire basta a queste pratiche violente e che ledono irreparabilmente
la dignità della donna.
L’infibulazione è una pratica ancora molto, troppo,
diffusa che prevede l’asportazione completa o parziale
dei genitali femminili esterni: sono 140 milioni le donne in
tutto il mondo che sono state sottoposte a queste mutilazioni.
In questi ultimi anni sono tantissime le associazioni, compreso
l’OMS che hanno lanciato l’allarme.
Una violazione dei diritti umani incettabile, che non può
essere giustificata con le tradizioni e il fervore religioso.
Pare però che qualcosa si stia muovendo. Piccoli passi
fondamentali per dire basta a queste torture: pensate che in
Gambia i capi tribù hanno deciso di proibire questa pratica
e che moltissime first lady di paesi come Benin, Guinea Bissau,
Uganda, Burkina Faso, sono scese in campo per dire basta a queste
pratiche incivili.
http://www.pourfemme.it
L'infibulazione
non è una vergogna solo africana ma anche europea
di Souad Sbai
Sono
passati otto lunghi anni da quando, con eroico coraggio e assoluta
dedizione, Stella Obasanjo, faceva partire dalla Nigeria la
lotta senza quartiere alla barbarie dell’infibulazione
nel continente africano. E da quando Susanna Mubarak intraprendeva
una guerra totale a questa pratica, proprio nel paese dove questa
ebbe origine, l’Egitto dei Faraoni. Da allora molte cose
sono cambiate, ma moltissimo rimane ancora da fare.
Anzi,
quasi tutto, in realtà. Non sfugge la necessità
di abolire questa pratica devastante in ogni paese in cui sia
ancora presente. Non sfugge la sofferenza immane e terribile
cui vengono sottoposte ancora oggi tantissime donne di cui nessuno
parla. Non sfugge il profondo dolore per chi, come la bambina
egiziana infibulata nell’agosto del 2010, ha perso la
vita e attende giustizia. Parlare ancora oggi di infibulazione
fa male, soprattutto a chi, come noi da sempre si batte per
l’estinzione totale e definitiva di questa orrenda pratica.
Da
statistiche Unicef si evince che fra 100 e 140 milioni di donne
in Africa convivono con mutilazioni genitali, cui si aggiungono
altri 3 milioni di bambine ogni mese, da calcolare non solo
nel continente africano ma anche in Occidente. Assurdo solo
a pensarsi, di primo acchito. Ma crudamente reale, purtroppo.
Perché l’infibulazione non è una vergogna
solo africana, ma anche europea. Il fenomeno, infatti, si verifica
soprattutto in alcune fasce di immigrati che ancora si permettono,
in base ad un multiculturalismo del “lasciar fare”
che non esiterei a definire criminale, di sfregiare le loro
bambine con questa barbarie. Bambine che diverranno donne “annullate”.
Donne la cui femminilità è stata strappata con
la violenza dai propri familiari. Uno scandalo di proporzioni
inaudite, nel silenzio assordante di un certo settore dell’elite
politica.
Faccio
notare che grazie al Ministro Frattini l’Italia ha promosso
importanti accordi bilaterali contro l’infibulazione,
sebbene una legge che ne vietasse la pratica sia arrivata in
Italia solo nel 2007 (Legge Consolo). Anche in questo frangente
emerse tutta l’arretratezza culturale di chi, come alcune
parlamentari di estrema sinistra, votò contro un provvedimento
di portata storica fondamentale. Il rammarico fu fortissimo,
misto alla rabbia per un’Europa che giustifica colpevolmente
e non si cura del dramma di moltissime bambine che nascono sul
suo continente. Non ci saremmo mai dovuti sobbarcare l’impegno
di una legge sull’infibulazione, perché questa
in Europa non sarebbe mai dovuta esistere.
È
il frutto amaro del multiculturalismo europeo, che prima lascia
fare indiscriminatamente e poi deve tornare indietro sui suoi
passi, cospargendosi il capo di cenere. Il 6 febbraio, Giornata
Mondiale contro l’Infibulazione, io credo debba essere
l’occasione per far partire una riflessione ampia e condivisa
su come il modello di integrazione debba prevedere limiti e
paletti ben precisi, per non permettere mai più a nessuno
di violare il corpo di una bambina innocente e di stuprarne
il futuro.
Per
far si che l’infibulazione scompaia definitivamente dal
mondo, portando con sé quel lassismo criminale che è
il grande colpevole del fallimento del modello multiculturale
moderno. (Associazione Donne Marocchine in Italia,02.03.2012)
http://www.acmid-donna.it
LO
SPOT "NESSUNO ESCLUSO": http://www.vanityfair.it
La
campagna contro le MGF è un progetto dell'Ass. Almaterra:
http://www.babelmedfestival.org
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