ANCHE
SUL BRANCO SI PUO' TRATTARE?
da
UDIcheSIAMO
È
di questi giorni la decisione della Corte di Cassazione di applicare
misure alternative al carcere anche per i componenti del "branco"
in caso di violenza sessuale.
La
legge di contrasto alla violenza del 2009 non consente al giudice
di applicare, per i delitti di violenza sessuale e di atti sessuali
con minorenni, misure cautelari diverse e meno pesanti della
custodia in carcere per chi è gravemente indiziato.
Nel
2010 la Corte Costituzionale ha cancellato l'obbligo per il
giudice di disporre solamente il carcere nei confronti di un
presunto responsabile, ritenendo la norma in contrasto con gli
articoli della Costituzione: uguaglianza davanti alla legge;
libertà personale; funzione della pena. Si è pertanto
dichiarata favorevole alle alternative alla detenzione "nell'ipotesi
in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono
essere soddisfate con altre misure”.
Non
siamo per il carcere a tutti i costi, ma di fronte ad un crimine
odioso come lo stupro, in particolare quello di gruppo, ci aspettiamo
che le istituzioni mandino segnali chiari ed inequivocabili
di condanna.
La
violenza sulle donne è un delitto diffuso. Sono davvero
troppe le donne che –per il solo fatto di essere donne–
muoiono per mano di uomini. Non vorremmo passasse il messaggio
che sulla pena si può trattare, si può trovare
un accomodamento.
Sicuramente
non è con questi presupposti che la Cassazione rimette
al giudice la possibilità di misure alternative, anche
per i responsabili dello stupro di gruppo. Ma non siamo così
certe che si valuti, fino in fondo, l’impatto che tali
misure possono avere sulle donne e soprattutto sugli uomini.
Le
une si sentiranno ancora una volta più esposte, gli altri
meno colpevoli.
Pina
Nuzzo, Lorella Zanardo
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