LA
ROSA DI SERRA
testo
e illustrazioni di Francesca Santucci
E'
il tempo che tu hai perduto per la tua rosa
che ha fatto la tua rosa così importante.
(da
"Il piccolo principe", Antoine de Saint-Exupéry)
Un
giorno di febbraio un giardiniere scoprì nella sua serra,
dove coltivava rose bellissime dagli intensi profumi, dalle
mille sfumature e dalle infinità varietà, scarlatte
e rosa tenui, lilla e madreperlate, bianco crema e rosso ciliegia,
rame e arancio, grandiflora e ad alberetto, rampicanti e da
taglio, seminascosto tra le erbacce spontanee, un fiorellino
selvatico.

Era fragile, umile, i petali ben serrati, d'un colore smorto
e spento, non emanava alcun profumo; ormai aveva il capo chino
come se agonizzasse o, addirittura, fosse già morto,
ma il giardiniere lo colse egualmente perché pensò,
ostinato, che se l'avesse trapiantato in un buon terreno fertile,
e collocato in pieno sole, si sarebbe rianimato, e da quell'
insignificante bocciolo sarebbe sicuramente sbocciato un fiore
meraviglioso, e così fece.

Con molta delicatezza lo sottrasse alle erbacce e lo trapiantò
in un terreno ricco di humus, lo espose al sole e cominciò
a coltivarlo.
Quel
fiore trapiantato non faticò molto ad abituarsi alla
nuova terra; nato selvatico, scoprì ben presto le piacevolezze
della coltura. E il ricco nutrimento e la dolcezza delle cure
del giardiniere (che, addirittura, arrivava al punto di parlargli
come se fosse una creatura davvero speciale, e non un fiore
tra i fiori), furono per lui linfa vitale.
E
così crebbe forte e bello e sbocciò in tutto il
suo fulgore; divenne una splendida rosa blu, aprì i suoi
petali vellutati alle carezze del sole e si ravvivò illuminando
la sua splendida corolla variegata, elargendosi in tutta la
sua bellezza agli occhi amorevoli del suo salvatore.

Ma un triste destino era in agguato, perché, da un giorno
all'altro, le cose cambiarono; il giardiniere, ormai distratto
da altri fiori, cominciò a tralasciare le sue cure, e
la rosa, trascurata, fu lasciata sola ad avvizzire.
Per
un po' la poverina resistette, fiduciosa che il giardiniere
sarebbe ritornato a curarla e ad amarla, ma vana fu la sua attesa:
il giardiniere crudele più non amava quel fiore, e non
sarebbe mai ritornato.
E
fu così che, in un giorno di maggio, malinconico e grigio
come un giorno di novembre, la rosa cominciò a boccheggiare,
ad annaspare, mancava poco, ormai, sarebbe sfiorita, ma ecco
che una voce lodò la sua bellezza e una mano gentile
la staccò dal ramo: era la mano dell’Angelo delle
rose.

Le disse:
-
Non temere, ti porterò nel mio Regno, laddove vivono
solo le rose blu; lì sarai rosa fra le rose, e vivrai
per sempre!
Allora
la rosa respirò, si rianimò, e, in riconquistata
bellezza, s’involò verso quel regno fatato, nuovamente
empiendo dell’aria il suo profumo.

Francesca
Santucci
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