LA CACCIA ALLE STREGHE, OVVERO IL MASSACRO DELLE DONNE
di Francesca Santucci

Non lascerai vivere colei che pratica la magia
Esodo, 22-17

Per sconfiggere le eresie dilaganti in Europa (manichei, albigesi, convertiti ebrei, musulmani insinceri, soprattutto i catari), destabilizzanti non solo del mondo religioso, ma anche dello stato sociale, nel Medioevo prese forma l’Inquisizione (da “inquisire”, “ricercare”).
Inizialmente si trattò di un tentativo di arginare l’eresia, attraverso la predicazione e la pubblica disputa con gli eretici, e non riguardò la superstizione e le pratiche di magia nera.
Papa Lucio III e l’imperatore Federico Barbarossa nel 1184 stabilirono le modalità con le quali ricercare e punire gli eretici: nacquero, allora, le Constitutiones, secondo le quali chi ne aveva l’autorità, pena la scomunica, doveva punire i catari, confiscando i loro beni e allontanandoli dai pubblici uffici, e si diede disposizione che tutti i vescovi visitassero le proprie diocesi due volte all’anno per ricercare gli eretici.
Inizialmente, dunque, i provvedimenti erano rivolti soltanto contro coloro che si erano allontanati dalla fede cattolica, in seguito si cominciò ad associarli alla stregoneria, alle streghe e agli stregoni, e, dalla predicazione, si passò alla brutale persecuzione, con arresti, processi, torture, impiccagioni e condanne al rogo, contro tutti i devianti, soprattutto contro le donne, ritenute creature inferiori, temibili, di cui sempre diffidare, alleate con il diavolo.

…piangere, filare, ingannare si dice sia proprio delle donne…

“Malleus maleficarum”, III parte, questione XV.

Ben presto, però, ci si rese conto che i provvedimenti adottati contro le eresie non potevano essere affidati allo zelo, talvolta scarso, dei vescovi e si cominciò a pensare alla creazione di un tribunale ecclesiastico, in grado di combattere sia l’eresia che la stregoneria: nel 1233 Gregorio IX, con la bolla “Ille umani generis”, sancì la nascita dell’Inquisizione “pontificia”, un tribunale ad hoc contro ogni forma di eresia.
Sollevati dai loro incarichi i vescovi, i tradizionali compiti antiereticali furono affidati ai più efficienti frati domenicani (i domenicani furono sempre strenui difensori dell'ortodossia religiosa e dell'obbedienza al papa), che ebbero il potere di imporre pellegrinaggi espiatori, di infliggere il carcere a vita, persino di riesumare cadaveri di eretici da riuccidere sul rogo, perseguitando soprattutto le donne, accusate di esercitare azioni e formule collegate alla magia e di aver stretto patti scellerati col demonio.

Vedi le triste che lasciaron l’ago,
la spuola e ‘l fuso, e fecesi ‘ndivine;
fecer malie con erbe e con imago.

Inferno, XX, vv-121-123.

Nel XX canto dell’Inferno, nella quarta bolgia dell’ottavo cerchio (alludendo “alle superstizioni e alle usanze del suo tempo”, come annota il Torraca), Dante collocò anche le maghe, le femmine sciagurate che, invece di dedicarsi al fuso e al pennecchio (così si espresse il sommo poeta, per bocca di Cacciaguida, nel XV canto del "Paradiso"), lasciarono gli esercizi femminili del cucire (l’ago), del tessere (la spola) e del filare (il fuso) per preparare malie con succhi d’erbe e immagini di cera, in cui conficcare spilli, per recare danno a determinate persone.
Le triste, le ’ndivine, erano, appunto, le streghe, le donne considerate poco intelligenti, invidiose, volubili, mentitrici, dagli insaziabili appetiti sessuali, accusate di crimini nefandi, contro cui si scatenò l’odio degli uomini.
La caccia alle streghe iniziò di fatto con la bolla pontificia di Alessandro IV nel 1258, ma fu con la famigerata “Super illius specula”, emanata nel 1320 da papa Giovanni XXII, che sollecitava gli inquisitori ad essere più attivi contro gli eretici, che maggiormente si diffuse.
E fu con la bolla “Summis desiderantes affectibus”, promulgata all’alba del Rinascimento, il 5 dicembre 1484, da papa Innocenzo VIII, con la quale si confermava la caccia alle streghe e si autorizzavano i domenicani Heinrich Institor Krämer e Jakob Sprenger (“prediletti figli” di papa Innocenzo VIII) a punire, incarcerare, correggere le persone colpevoli di stregoneria, che si avviò la tragica crociata.

In virtù della nostra autorità, Noi concediamo a questi nostri figli la facoltà libera e globale di proporre e predicare la parola di Dio al popolo fedele, all’interno di tutte le chiese parrocchiali delle suddette province, ogni volta che sembrerà loro opportuno.
Allo stesso titolo potranno assolvere liberamente le loro funzioni negli stessi luoghi, mettendo ad esecuzione ogni intervento e tutti i mezzi che sembreranno più necessari e opportuni. […]E se qualcuno oserà contestare [il presente atto] sappia che ricadrà su di lui il castigo di Dio onnipotente e dei santi apostoli Pietro e Paolo.
Nell’anno del Signore 1484, cinque dicembre, del nostro primo pontificato.

Riconoscimento di Papa Innocenzo VIII agli autori del Malleus.1

I due teologi domenicani, Krämer e Sprenger, autorizzati, sia dal pontefice che dall’imperatore Massimiliano I d’Austria, ad un compito terribile ed edificante, estirpare le radici del male ed elevare l’umanità cristiana, nell’inverno 1486-87 diedero alle stampe il “Malleus Maleficarum” (“Il martello delle streghe”, o “Il maglio delle streghe”), un manuale per l’inquisitore, in cui s’illustravano i malefizi operati dalle “malefiche”, le streghe, i mezzi per riconoscerle, i metodi per gli interrogatori, le pratiche per le torture.
Nel libro (che, sul frontespizio della prima edizione, recava la scritta Haeresis est maxima opera maleficarum), che ebbe un successo enorme, trentaquattro edizioni e trentacinquemila copie stampate e si rivelò essere uno strumento inquisitorio infallibile, divenuto una pietra miliare in questa parte aberrante del mondo cattolico, l’inquisizione perseguitava tutti gli eretici, ma i due autori si scagliavano soprattutto contro le donne, colpevoli di lasciarsi sedurre dal diavolo e di accoppiarsi con lui, così che, nato per essere un trattato teologico, sostenuto dalle fonti bibliche e dai grandi pensatori della Chiesa, divenne un immenso delirio sessuofobico, pagine e pagine tese ad umiliare le donne, e la ragione umana, fra superstizione, misoginia e perversione, che condusse a morte un numero talmente elevato di presunte streghe da causare un vero e proprio massacro di donne.
Quest’opera terribile, articolata in tre parti, la prima riguardante i fenomeni di stregoneria, la seconda sui modi attraverso i quali si possono manifestare i sortilegi delle streghe, la terza, la più conosciuta e la più utilizzata dai “difensori della fede”, sulla procedura e sulle fasi del processo (torture, condanne, etc.), imperversò tragicamente per tre secoli.
Secondo il “Malleus maleficarum” spettava al vicario, il prete, il compito di istruire il processo inquisitore, emanando un avviso, e chi mancava di denunciare una strega poteva essere scomunicato e subire punizioni corporali.:

[…] prescriviamo e ordiniamo, chiediamo sotto forma di ordine e ingiungiamo quanto segue…Si conti fino a circa dodici giorni a partire da oggi[…] affinché ci venga rivelato se qualcuno abbia saputo, visto o sentito dell’esistenza di una persona eretica o di una strega, per diceria o per sospetto, in particolare se si tratta di persone che pratichi cose tali da nuocere agli uomini, alle bestie o ai frutti della terra e che possa nascondere un danno per lo stato[…]se costui non obbedirà[…] sappia che sarà trafitto dalla spada della scomunica[…]Il giudice aggiungerà le pene temporali…

“Malleus maleficarum”, III parte, questione I.

La Chiesa associava la donna alla lussuria, che poteva derivare solo dal diavolo, perciò da condannare. E sia che riguardasse l’uomo, sia la donna, la lussuria veniva fatta ricadere sempre sulla donna, legando alla sessualità il potere delle streghe.

In conclusione, tutte queste cose provengono dalla concupiscenza carnale che in loro è insaziabile[…] non c’è da stupirsi se tra coloro che sono infetti dall’eresia delle streghe ci sono più donne che uomini […]E sia benedetto l’Altissimo che finora ha preservato il sesso maschile da un così grande flagello!

“Malleus maleficarum”, I parte, questione VI.

Tra le accuse rivolte alle streghe c’erano anche quelle di causare l’impotenza degli uomini, di far sparire i loro genitali, di fornire anticoncezionali, di provocare aborti.

Innanzitutto parleremo di come agiscano con gli uomini, poi con gli animali e infine con i frutti della terra. Per quanto riguarda gli uomini, interessa innanzitutto in che modo esse impediscano con le stregonerie la potenza generativa o l'atto sessuale, affinché la donna non possa concepire e l'uomo non sia in grado di compiere l'atto. In secondo luogo come, talvolta, tale atto sia impedito con una donna e non con un'altra. Terzo, come vengano portati via i membri virili, come se fossero completamente divelti dal corpo. Quarto, come si può discernere se qualcosa proviene dalla sola potenza del diavolo, che agisce da solo senza la strega. Quinto, come le streghe tramutino in belve persone dell'uno e dell'altro sesso con l'arte dei prodigi. Sesto, come le streghe levatrici uccidano in diversi modi il feto nel grembo della madre, oppure, quando non fanno questo, offrano i bambini ai diavoli.

“Malleus maleficarum”, II parte, capitolo V.

La stregoneria (secondo l’interpretazione dello storico tedesco degli inizi del Novecento Joseph Hansen gigantesca costruzione mentale degli inquisitori, accumulo di credenze basate su testi biblici e letteratura classica, credenze popolari degli uomini del medioevo, e caotiche ed informi esperienze personali; secondo l’egittologa Margareth Murray residuo di un culto arcaico precristiano legato alla Terra e alla fertilità), fu sempre collegata alle pratiche demoniache e al mondo di Satana, ritenendo che i poteri delle donne processate e condannate come streghe derivassero, appunto, da un patto col diavolo, e le streghe furono accusate di crimini sessuali, di essere organizzate, di avere poteri magici sulla salute, di sostituirsi all’autorità medica, in pratica costituivano un’antireligione.
Krämer e Sprenger davano istruzioni dettagliate sulle ripetute torture (i tormenti), fisiche e psicologiche, da infliggere per far confessare l’accusata, dopo essere stata denudata e rasata su tutto il corpo.

Noi giudici e assessori […]per avere la verità dalla tua stessa bocca […]dichiariamo e giudichiamo che nel tale giorno alla tale ora tu debba essere sottoposta a interrogatorio e tormenti […]sia spogliata da altre donne oneste e di buona reputazione; questo per il motivo che qualche stregoneria potrebbe essere cucita nei vestiti […] e se non vorrà confessare dia mandato ai ministri di legarlo (l’imputato) alla corda o agli altri strumenti [… ]in terzo luogo la cautela da osservare […]riguarda la rasatura di ogni parte del corpo: per la stessa ragione per cui si tolgono gli abiti…

“Malleus maleficarum”, III parte, questione XIV.


…sia sottoposta di nuovo all’interrogatorio, con continue esortazioni…e mentre viene sollevata da terra, se questo è il tormento[…]le si chiederà se respinga di subire il giudizio del ferro rovente per avvalorare la sua innocenza[…]tutte vi aspirano sapendo che i diavoli preservano dalla lesione[…]la prova del ferro rovente o quello dell’acqua bollente…

“Malleus maleficarum”, III parte, questione XVII.

Molte, dopo le atroci torture, mai prima, confessavano, e per tante andare a morte doveva costituire quasi una liberazione.
Alcuni sostennero che la caccia alle streghe fu una follia storica di massa da parte dei contadini, altri che le streghe fossero pazze.
Scrisse lo storico e psichiatra Gregory Zilboorg:

…i milioni di maghe, streghe, ossesse e possesse furono un’enorme massa di gravi casi di nevrosi e psicopatia…per molti anni il mondo intero sembrò un grande manicomio…2

In realtà la caccia alle streghe non fu un fenomeno spontaneo da parte dei contadini, ma campagne organizzate dalla classe dominante, con l’avallo della legge, volute dalla Chiesa e dallo Stato: a testimoniarlo c’è, appunto, il “Malleus maleficarum”, il sadico libro guida che non mancò mai sul banco dei giudici del tempo.
La persecuzione delle streghe fu un crimine che si scatenò in Europa (ma nel Seicento si registrarono casi anche in America) e si protrasse per oltre quattro secoli, dal tardo Medioevo all’Illuminismo, dal XIV al XVII secolo, a partire dalla Germania, all’Italia, alla Francia, alla Spagna, fino all’Inghilterra, un sanguinoso fenomeno storico di portata impressionante, con migliaia e migliaia di esecuzioni, soprattutto condanne a morte, di vecchie, giovani e bambine, povere, analfabete, processate per stregoneria e impiccate o mandate al rogo, tutte donne, temutissime o odiatissime, contro le quali gli uomini sfogarono la loro paura e l’implacabile odio, un sessocidio su vasta scala, similmente al genocidio di massa nel XX secolo.
Anche se l’Inquisizione non si scagliava soltanto contro le streghe, ma perseguitava tutti gli eretici, uomini per la maggioranza, fra gli accusati di stregoneria furono le streghe la maggioranza, pochi gli uomini, lasciatisi trascinare dalle donne.
Nel XVII secolo un vescovo italiano asserì: per ogni mago o negromante, si trovano diecimila donne, per gli inganni del demonio, a causa della natura delle donne, perché le donne sono più crudeli, per la loro vanagloria, per la tendenza al peccato e per il loro amore e odio 3, in accordo con Giovanni Crisostomo che aveva legato la stregoneria femminile alla sessualità, asserendo: Ogni stregoneria discende dalla libidine della carne, che nelle donne è insaziabile 4.
E’ fuor di dubbio che la stregoneria fosse imputata soprattutto alle donne e che perseguitare le streghe, le puttane del diavolo, che rubano il latte, suscitano le tempeste, cavalcano caproni o scope…tormentano i bambini nella culla, trasmutano gli oggetti in forme diverse (Martin Lutero) 5, normalmente già ai margini della società, fosse compito degli uomini.
Montagu Sommers6, prete del XX secolo, tracciò questo ritratto:

Una malvivente; peste e parassita sociale, devota a un credo osceno e ributtante; adepta del veneficio, del ricatto e di altre pratiche delittuose ripugnanti; aderente a una potente organizzazione clandestina nemica della Chiesa e dello stato; blasfema nelle parole e nelle opere; abbindolatrice di paesani ignoranti con le armi del terrore e della superstizione; ciarlatana e a volte guaritrice; mezzana; procuratrice di aborti; nera consigliera di cortigiane lussuriose e di bellimbusti adulteri; maestra di vizio e di inconcepibile corruzione; cornacchia razzolante nel fango delle più libidinose passioni del tempo.

Per gli artisti, dal Cinquecento al Settecento, tema affascinante, che riscosse notevole fortuna iconografica, la strega fu rappresentata sia giovane e bella, talvolta nuda (si pensi al dipinto di Hans Baldung Grieg, Le streghe meteoriche, del 1523, che ritrae due streghe dai corpi nudi e attraenti, simbolo del potere seducente del male), sia vecchia, arcigna e trasandata (come nel quadro del 1635 di Frans Hals, Malle Babbe, la strega di Haarlem, in cui la strega è una vecchia priva di bellezza, con un largo sorriso che è un ghigno che le scintilla sul volto, con una civetta, animale notturno simbolo di saggezza, ma, nelle credenze popolari, anche di cattivo presagio, appollaiata sulla spalla; o come in quello di Salvator Rosa, La strega, del 1646, che offre l’immagine di una donna anziana, dai lunghi capelli bianchi, sul capo un serto di pampini a significare il legame fra la stregoneria medievale e moderna e gli antichi riti pagani e dionisiaci dell’antichità, con i piedi nudi posti su un foglio, circondato da candele, su cui è tracciato un magico cerchio).
Le “malefiche”, potevano essere, infatti, sia giovani che vecchie.
Per essere streghe bisognava avere minimo tredici anni; le streghe più attivi erano le giovani, esperte negli incantesimi e filtri d’amore (anche della riproduzione, dunque, secondo gli inquisitori, controllavano la fertilità e l’impotenza, causavano aborti, erano levatrici), le vecchie si occupavano dell’Invidia e della Malvagità.
Le streghe erano accusate di trascinare altri uomini alla dannazione, di gettare il malocchio (e anche di toglierlo), dopo aver operato un patto col diavolo, attraverso incantesimi e malefici su persone e cose, di sedurre le ragazze al culto diabolico, di sacrificare bambini, di controllare la fertilità e l’impotenza, di operare l’aborto, essere responsabili delle calamità naturali che si abbattevano sui campi, delle malattie e delle morti improvvise, e le si riteneva anche capaci di provocare la temutissima impotenza sessuale.
Oltre all’accusa di avvelenare, uccidere, cospirare, di attuare crimini sessuali, contro le streghe se ne formulava un’altra: quella, assurda, di curare e guarire. Spesso, infatti, le streghe erano guaritrici ed erboriste, uniche a portare assistenza al popolo, privo di medici e di ospedali, con le loro conoscenze delle erbe curative, e non certo con sortilegi e magie.
E ancora oggi molti rimedi (oltre alla loro “magia”, che altro non era che capacità di suggestione, egualmente efficace) usati da quelle donne (sagge, non streghe), per alleviare le sofferenze, vengono adoperati nella farmacologia; ad esempio, per lenire le doglie del parto (per la Chiesa conseguenza del castigo divino a causa del peccato originale di Eva) si servivano della segala cornuta: oggi si usano i derivati della segala cornuta per accelerare le doglie. Per impedire le contrazioni uterine, quando vi era pericolo di un parto prematuro, usavano la belladonna, ai nostri tempi adoperata come antispastico; e la digitale, usata per il cuore, sembra che sia stata scoperta da una strega inglese.
Naturalmente si credeva che esistessero anche gli stregoni, ma, per la misoginia del tempo, essendo la donna considerata essere inferiore, causa della rovina del genere umano per il peccato della progenitrice, Eva, nel “Malleus maleficarum” vennero formulate addirittura le ragioni secondo le quali, in nome, appunto, della presunta inferiorità, sarebbe stata spinta ad avvicinarsi alla stregoneria: era più credulona e più inesperta dell’uomo, più curiosa, più cattiva, più maliziosa, più vendicativa, più loquace, di temperamento instabile, e sovente cadeva nella disperazione.
E si pensava che, avendo stipulato il patto col diavolo (nel quattrocento Alfonso Spina sostenne che i diavoli adorati erano 133.306.668), le streghe diventassero creature delle tenebre e della notte, e si radunassero in grotte, in boschi o foreste o, comunque, in luoghi isolati, che raggiungevano grazie ai poteri acquisiti dal legame col diavolo, volando su scope o bastoni (pare che molto fascino esercitasse sull’immaginazione dei persecutori la levitazione fallica…e qui uno psicoanalista può ben analizzare!), oppure cavalcando panche o strumenti da lavoro, o anche trasformate in animali, o semplicemente in groppa ad asini o cavalli.
Streghe e stregoni, avevano, poi, oltre ai raduni serali, un grande raduno, il sabba, nome derivante dall’antico francese, sabbat (da sabbatum, in latino, perché si riteneva che questo rito si svolgesse di sabato, o forse da sabae, capre, la capra era l’animale maledetto in cui, secondo la credenza popolare, s’incarnava il capro demoniaco), chiamato anche “sinagoga”, “barilotto”, “stringhezzo”, “buon gioco”.
I grandi Sabba ricorrevano nella notte di Calendimaggio (Notte della Croce, Notte di Passione, Notte di Valpurga), nella Veglia di Novembre (Allhallow Eve, da cui Halloween, Ognissanti), il 2 febbraio (Candelora), il 1° agosto (Lammas in Inghilterra), a Mezz’estate (Beltane, S. Giovanni), e a mezz’inverno (Yule). I raduni venivano preferibilmente tenuti sulle nude creste collinose, come a Brocken, in Germania, o a Benevento, in Italia.
Queste riunioni erano presiedute dal Demonio (o da sua moglie), sotto forma di gatto o caprone puzzolente; come atto di sottomissione venivano baciate le parti intime e si sottoscriveva un patto scritto col sangue, preferibilmente mestruale. Seguivano, poi, banchetti (si credeva che si mangiassero pure bambini non battezzati), canti, danze e lascivie, anche, talvolta, una Messa nera, usando come altare il corpo di una donna.

La Messa Nera sembrerebbe, nel suo principale aspetto, la redenzione di Eva dalla maledizione scagliatele dal cristianesimo. Nel sabba delle streghe è la donna a compiere ogni uffici: è donna il celebrante, è donna l’ostia consacrata con la quale tutti si comunicano, è donna l’altare.

Michelet, La sorcière7.

Si credeva pure che, in similitudine con le accuse che gli antichi romani scagliavano contro i cristiani, durante le adunanze venissero sacrificati dei bambini, che venivano uccisi, abbrustoliti e mangiati: un bambino ogni due settimane, o, addirittura, sedici bambini ogni notte, ed anche le madri potevano arrostire e divorare i propri figli.
Per quanto riguarda le depravazioni sessuali, poi, le si accusava di fornicazione, adulterio, sodomia, omossessualità, incesto (delitto gravissimo nel Medioevo era considerata l’unione fra consanguinei, anche fra parenti lontani, probabile, dunque, che per incesto si alludesse anche a questo tipo di unione), accoppiamento col Demonio.
In tutto questo calderone di accuse e credenze, è possibile, comunque, rinvenire delle verità: certamente le streghe erano guaritrici, i medici popolari ed empirici del passato, che, per le conoscenze mediche ed erboristiche, per l’effettiva capacità di trattare le malattie, le gravidanze, i parti, il controllo delle nascite, evidentemente, disturbavano sia lo Stato (la scienza medica ufficiale) che la Chiesa, favorevole, invece, alla procreazione.
E’ probabile anche che, effettivamente, si riunissero (i Sabba), che fossero organizzate in conventicole, retaggio, forse, dei culti alla dea Madre (nei quali potevano essere confluite varie sette eretiche, che sostenevano la parità fra il Demonio e Dio), pure perseguitati dalla Chiesa perché ritenuti una minaccia per la religione ufficiale.
Insomma, c’era di certo una sottocultura delle donne, un loro potere sotterraneo, che rappresentava una triplice minaccia per la Chiesa: la strega era una donna che non si vergognava d’esserlo, sembrava appartenere ad un movimento clandestino di donne organizzate, era una guaritrice empirista, cioè basava i suoi metodi sui risultati conseguiti attraverso l’osservazione, sui sensi (la Chiesa, al contrario, diffidava dei sensi, del mondo materiale, a favore della dottrina di fede). Bisognava, pertanto, sopprimere le streghe, e la soppressione, legalizzata, non isteria di massa, ci fu, e fu violenta e sanguinosa.
L’inquisitore domenicano spagnolo Paramo nel 1404 asseriva soddisfatto che in un secolo e mezzo il Sant’Uffizio era riuscito a mandare sul rogo circa 30.000 streghe; in Francia, nel vescovato di Trier, nel 1585, in ben due paesini era rimasta una sola donna, e in Germania, sempre nella stessa epoca, un vescovo di Ginevra aveva fatto bruciare vive ben cinquecento streghe in soli tre mesi, un vescovo di Bamburg seicento, un vescovo di Wuerzburg novecento.
Fu nel 1631 che la costituzione pontificia si pronunciò per l’ultima volta in materia di stregoneria, ma ancora il fenomeno si protrasse nel secolo dei lumi; verso il 1700, in Francia, il vescovo Bossuet, convinto che non meno di centottantamila strega minacciassero l’Europa, auspicò che potessero essere riunite tutte in un corpo unico e arse così su di un unico rogo 8, e gli ultimi roghi contro le streghe bruciarono ancora in pieno secolo dei lumi.
Il processi alle streghe declinarono lentamente in Europa.
In Francia, fino all'ultima esecuzione, avvenuta nel 1745, ci furono condanne, soprattutto per divinazione e per legatura, la particolare fattura che rendeva gli uomini impotenti. In Inghilterra sporadicamente si ebbero processi ed esecuzioni capitali ancora fino al 1682; in Scozia, dove la caccia alle streghe era stata più intensa, perché più forte la credenza, l'ultima esecuzione fu nel 1722.
Più a lungo la persecuzione delle streghe durò nei territori tedeschi; nonostante nel 1714 re Federico Guglielmo I di Prussia avesse limitato il numero di processi, l'ultimo si tenne solo nel 1728, e l'ultimo processo di tutta la Germania avvenne a Kemten nel 1755.
Un caso isolato di processo per stregoneria ci fu ancora in Svezia nel 1763, e l'ultima esecuzione legale europea si ebbe nel 1782 a Clarus, in Svizzera, ma nel 1783, nella città polacca di Posen, pur se fuori della legalità, furono condannate a morte due donne.
L’atto di contrizione da parte della Chiesa giunse, plateale, proprio da parte di un papa polacco: nel 1998, nell’imminenza del Grande Giubileo dell’anno 2000, Papa Giovanni Paolo II (nato a Wadowice, a 50 km da Kraków, in Polonia), colui che più di ogni altro suo predecessore si mosse in apertura verso le diverse religioni, fece organizzare in Vaticano un Simposio Internazionale sull’Inquisizione, affidandosi a storici e teologi, per far luce sulla verità storica di quei tempi terribili e per chiedere “perdono " per le sentenze capitali di cui s’era, purtroppo, macchiata una parte infame del mondo cattolico, giacché, come ebbe a dire:

I figli della Chiesa non possono non ritornare in spirito di pentimento sull’ "acquiescenza manifestata, specie in alcuni secoli, verso metodi di intolleranza e persino di violenza nel servizio alla verità".9

“E’ giusto pertanto che […] la Chiesa si faccia carico con più viva consapevolezza del peccato dei suoi figli nel ricordo di tutte quelle circostanze in cui, nell’arco della storia, essi si sono allontanati dallo spirito di Cristo e del suo Vangelo, offrendo al mondo, anziché la testimonianza di una vita ispirata ai valori della fede, lo spettacolo di modi di pensare e di agire che erano vere forme di antitestimonianza e di scandalo".

Papa Giovanni Paolo II10

Note
1) Lettera di Giovanni Paolo II al card. Roger Etchegaray in occasione della pubblicazione degli atti del simposio internazionale “L’inquisizione” (Città del Vaticano, 29-31ottobre 1998). Per leggere il testo integrale clicca qui
2) In E. Gallo, Il marchio della strega.
3) H. R. Trevor- Roper, La caccia alle streghe in Europa nel cinquecento e nel seicento, in Protestantesimo e trasformazione sociale, Bari, 1969, pp. 133-240.
4) In Le streghe siamo noi.
5) “Malleus Maleficarum”.
6) in A. Manoukian, Famiglia e matrimonio nel capitalismo moderno.
7) R. Briffault, The Mothers, 3 vol. New York, 1927, vol. II, p. 557, in A. Manoukian, Famiglia e matrimonio nel capitalismo moderno.
8) in Medioevo, mensile culturale, anno V, numero 2- De Agostini- Rizzoli.
9) Summers, The history of Witchcraft, in A. Manoukian, Famiglia e matrimonio nel capitalismo moderno.
10) Giovanni Paolo II,Insegnamenti XXI/2 [1998/2], p. 899; cfr Tertio millennio adveniente, n. 35).

Riferimenti
H. Kramer- J. Sprenger, Il martello delle streghe, Venezia, 1977.
E. Gallo, Il marchio della strega, Piemme, Casal Monferrato, 2005.
Medioevo, mensile culturale, anno V, numero 2- De Agostini- Rizzoli.
La Sacra Bibbia, edizione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana, Roma, 1974.
Manoukian, Famiglia e matrimonio nel capitalismo moderno, Il Mulino, Bologna, 1974.
Eherenreich- D. English, Le streghe siamo noi, La salamandra, Milano, 1977.
Angeli e demoni, vol. II, Electa, Roma, 2004.
Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Editori Riuniti, Milano, 1980.