DISASTRO AMBIENTALE, ASSOCIAZIONI DONNE COLPITE DA TUMORE VOGLIONO COSTITUIRSI CONTRO ENI

Di Rosario Cauchi
Gela. Il collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore (a latere Tiziana Landoni e Angela Di Pietro) deciderà sulle richieste in attesa della prossima udienza fissata per il 21 febbraio. Sono però decine le nuove istanze di costituzione di parte civile nel giudizio contro manager e responsabili di tutte le aziende del gruppo Eni attive in città. Tra i reati contestati, c’è anche quello di disastro ambientale innominato. Intendono essere ammesse le donne colpite da tumore e che con l’associazione Farc assistono i malati in ospedale (la richiesta l’ha avanzata l’avvocato Alessandro Imbruglia che le rappresenta) ma anche diverse mogli di lavoratori della fabbrica, a loro volta costrette a fare i conti con le patologie e con la paura di ammalarsi (sono rappresentate dall’avvocato Davide Ancona). Ma le richieste di costituirsi per essere risarciti arrivano inoltre dai legali dei proprietari di terreni e aziende agricole limitrofe alla fabbrica Eni di contrada Piana del Signore e agli impianti del gruppo nell’area locale e da diversi operai dell’indotto e del diretto. L’ammissione è stata chiesta da due associazioni a tutela dei consumatori (con gli avvocati Imbruglia e Angelo Cafà). Altre parti civili, tra quelle gia’ costituite o in attesa del verdetto del collegio, sono sostenute dai legali Salvo Macri’ (associazione Aria Nuova), Joseph Donegani (associazione Amici della Terra Gela), Giuseppe Panebianco, Lucio Greco (Osservatorio nazionale amianto), Nicoletta Cauchi, Maurizio Scicolone, Claudio Cricchio, Tommaso Vespo, Enrico Aliotta, Emanuele Maganuco, Giovanna Cassarà e Laura Cannizzaro.
Parti civili nel procedimento sono già il Comune, con l’avvocato Dionisio Nastasi (che ha chiesto di costituirsi anche per alcuni proprietari terrieri), la Regione e il Ministero dell’Ambiente, in giudizio con l’avvocato Giuseppe Laspina. Le accuse vengono mosse contro Giuseppe Ricci, Battista Grosso, Bernardo Casa, Pietro Caciuffo, Pietro Guarneri, Paolo Giraudi, Lorenzo Fiorillo, Antonino Galletta, Renato Maroli, Massimo Barbieri, Luca Pardo, Alfredo Barbaro, Settimio Guarrata, Michele Viglianisi, Rosario Orlando, Salvatore Losardo, Arturo Anania, Massimo Pessina, Enzo La Ferrera, Marcello Tarantino, Gaetano Golisano ed Emanuele Caiola. In base a quanto ricostruito dai pm della procura, le attività di Eni sul territorio avrebbero causato danni non solo alla salute dei cittadini ma anche al ciclo agricolo e all’ecosistema locale. In attesa di valutare tutte le istanze di costituzione e le eventuali eccezioni difensive, il dibattimento non è stato aperto. In aula, la procura è rappresentata dai pm Ubaldo Leo e Federica Scuderi. Dai banchi delle parti civili è stata inoltrata la richiesta di chiamare in giudizio, come responsabili civili, le società Raffineria di Gela e Enimed. L’indagine venne chiusa dopo anni di verifiche, mettendo insieme le risultanze dei controlli e dei monitoraggi affidati soprattutto ai militari della capitaneria di porto, ma anche a tecnici e consulenti scelti dai pm della procura. Le difese di tutti gli imputati, invece, respingono la ricostruzione di accusa, escludendo che vi possa essere un nesso tra le attività industriali del gruppo Eni e i danni all’ambiente, invece indicati dai pm. Per i difensori, non ci sarebbero dati certi su una possibile contaminazione ambientale, prodotta dall’industria.

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