STEPHANIE, EROINA DEI SOTTOPAGATI, SVEGLIA L'AMERICA CON UN BESTSELLER
Madre single e donna delle pulizie: anni di fatiche a 9 dollari l’ora per inseguire un sogno: studiare

 

di Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington
Un paio di guanti gialli, un po’ di detersivo, una macchina scassata. E un lavoro da nove dollari all’ora con cui mantenere una bambina di 10 mesi. La storia di Stephanie Land racconta quella parte di America che sta entrando nel dibattito politico: 41,7 milioni di lavoratori, un terzo del totale, guadagna in media 12 dollari all’ora, tre in meno della paga minima a livello federale, 15 dollari.
Classe media
Per sei anni Stephanie ha pulito, lustrato le case di altri, ma continuando a coltivare la sua aspirazione bruscamente interrotta: studiare, diventare un giorno una scrittrice. Non è nata povera: Stephanie è cresciuta in una famiglia della middle class insediata in Alaska e poi nello Stato di Washington sulla costa del Pacifico.
I guai arrivano con la maturità. La deriva violenta del padre, una relazione fallimentare con un uomo manesco, mentre è incinta. A 28 anni si ritrova da sola con la bambina, nella cittadina di Port Townsend. Senza reddito, senza casa. Lascia la scuola e chiede aiuto alle organizzazioni pubbliche di assistenza sociale. Alla fine viene ammessa in un rifugio per homeless. Ottiene un letto per sé e un cassettone che fa da culla per la bimba di 10 mesi. A quel punto Stephanie si mette sul «mercato».

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