L’amore esiste? E resiste se due cuori abitano davvero in una capanna?
C’è grossa crisi, ma cosa significa davvero perdere il lavoro conquistato con i sacrifici di una vita? Un genitore, nato per proteggere, può trasformarsi nel peggiore nemico dei propri figli?
Da che punto di vista guarda il mondo una persona costretta a convivere con l’handicap?
Farsi catturare dalla rete è facile, veloce e indolore, ma quanto è difficile uscirne? Oggi un migrante può davvero rinascere nella terra promessa?
Chi fugge da un mondo sempre più duro e competitivo vince o è un perdente?
Il buco che ho nel cuore ha la tua forma è un collage di cartoline da questo millennio spietato e inquieto, popolato da una moltitudine sempre più connessa, dove la tecnologia ha accorciato le distanze fisiche ma non ha colmato quelle emotive. Dove le vittime si confondono con i carnefici; dove la possibilità di riscatto per troppi rimane una chimera; dove il confine tra il bene e il male è talmente scolorito da risultare ormai difficilmente intellegibile.
I protagonisti di questi racconti brevi non hanno un nome o un volto, né abitano un luogo. Sono tutti i vagabondi, gli amanti, i traditori, i malati, i pazzi, le prostitute, gli innamorati del mondo. Quelli che ci piace pensare siano sempre “gli altri”, ma in realtà siamo noi senza orpelli. Noi, quando ci espropriano delle certezze e dei totem. Quando ci squarciano il guscio. E disperdono i cocci al vento.

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