ETHOS
E MYTHOS
poesia e impegno civile nel novecento italiano
di Ludovico Vulci
rec.
Fausta Genziana Le Piane
Difficile
oggi parlare di impegno civile nella letteratura del novecento
italiano e ancora più arduo è ragionare proprio
di poesia: “si sospetta che il nostro tempo non sia, dice
De Mauro nella prefazione, propizio alla poesia”. Ma Ludovico
Fulci, di grande esperienza scolastica, è avvezzo a queste
tematiche e conduce per mano il lettore per questo spinoso sentiero
in un saggio dal significativo titolo “Ethos e Mythos,
poesia e impegno civile nel novecento italiano” (Edizioni
Libreria Croce, 2010) che si avvale della prestigiosa prefazione
dello studioso Tullio De Mauro.
Il libro - peraltro di scorrevole e piacevole lettura e questo
è il primo pregio - si rivolge ai giovani ed ha l’ambizione
di spingerli a ragionare di poesia con amici, parenti e professori.
Ma quando si può parlare di poesia civile? Quando la
serietà e l’affidabilità oltre che nei confronti
dell’editore, sia innanzitutto nei confronti del pubblico,
dice Fulci. L’itinerario che l’Autore ci propone
è diviso in capitoli che prendono in considerazione di
volta in volta la voce del poeta e la sua musicalità
(ritmo, tono, frequenza, intensità) in relazione anche
col silenzio; l’arte, l’inganno (il poeta, per dirla
con Pessoa, è uno che inventa fino virtualmente ad ingannare
deliberatamente e felicemente con la sua arte) e l’autenticità;
il senso civico capace di suscitare disappunto, rabbia e sgomento;
la logica della censura (tutto ciò che impedisce al poeta
la libera espressione della sua arte) e l’interessantissimo
caso di censura politica di Trilussa; i poeti contro la censura;
l’interessante paragrafo sui poeti che optano per il dialetto
contro il vernacolo; il fenomeno dei poeti traduttori che mettono
così sotto scacco la censura; le grandi occasioni per
una testimonianza (la guerra, la pace, le persecuzioni, le discriminazioni
razziali fino all’emarginazione della condizione femminile
di cui nessuno ancora oggi parla). L’indagine sorprende
per gli aspetti spesso inconsueti e nascosti della poesia ai
quali difficilmente (e questo è il secondo pregio) si
penserebbe e che l’Autore invoglia ad approfondire. Emergono
caratteristiche della poesia del Novecento definita di volta
in volta lirica, del ricordo, del maledettismo, del sogno-a-occhi-aperti,
del rapporto con la natura come principio costitutivo del senso
civico: “il poeta civile non può ignorare la natura
anzi, qualunque poetica raffigurazione si dia della natura,
non si può prescindere nel proporla dai gravi fatti che
si compiono nella nostra epoca” (p. 165). L’autore
presenta esempi significativi di testi accompagnati da illuminanti
commenti (terzo ed ultimo pregio): si deve ringraziarlo di avere
proposto testi quasi mai presenti in antologie scolastiche che
con piacere scopriamo o riscopriamo e che propongono visioni
inusuali. Parlo dei bellissimi testi dell’indimenticabile
Angelo Maria Ripellino o di Edward Cummings o ancora di Andrea
Zanzotto e Attilio Bertolucci.
DI
TE NON SCRIVERO’ (a mia madre)
Di
te non scriverò,
io sono tutta scritta di te.
Non c’è al di là del mio margine ombroso
Pagina chiara che ti possa accogliere.
Elena
Clementelli, Così parlando onesto, Garzanti, Milano,
1977, p. 27
Fausta
Genziana Le Piane
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