IL
DOVERE DI RICORDARE
Dalla Shoah all’attualità dell’intercultura
di Laura Tussi
Edizioni Aracne 2010
Oltre
agli ebrei, il sistema nazifascista ha schiavizzato e assassinato
milioni di persone tra cui zingari, disabili fisici e mentali,
polacchi, prigionieri di guerra, sovietici, sindacalisti, avversari
politici, obiettore di coscienza, omosessuali e ancora altre
tipologie di persone diverse e colpevoli solo di esistere in
quanto tali. È importante trasmettere la conoscenza degli
eventi alle nuove generazioni partendo dal dialogo e da percorsi
di memoria individuale e collettiva a partire dalla conoscenza
di sé e degli altri, dei propri compagni di classe, degli
insegnanti nell'ambito della comunità educante. Come
sostiene Moni Ovadia, “La bella utopia” è
un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie,
limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza,
al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo,
senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre,
nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità
interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.
Prof.
Paolo Calabrò: recensione
scheda
a cura dell'autore
Dall'intolleranza
al razzismo - I meccanismi sociali del razzismo
Dall'intolleranza
al razzismo
L'intolleranza
consiste nell'atteggiamento abituale di chi avversa le opinioni
altrui, specialmente in materia politica e religiosa. È
un atteggiamento improntato ad una rigida e risentita chiusura
dogmatica nei confronti degli altri, che si manifesta dalle
origini dell'uomo, con la sottomissione degli schiavi, le persecuzioni
degli eretici, l'antisemitismo e con fatti di violenza verso
i migranti e i non comunitari. L'intolleranza si manifesta anche
contro i Sinti e i Rom perché gli abitanti delle nazioni
che li ospitano si considerano appartenenti ad una patria costituita
da una sola razza, poiché lo spirito nazionalistico li
rende ostili a razze diverse.
Attualmente l'intolleranza ha raggiunto livelli non più
sopportabili a causa della convivenza tra popoli differenti
ed è motivata da un'ignoranza diffusa rispetto alle persone
che la società reputa diverse, perché la gente
ha sempre paura dell'ignoto e di tutto ciò che è
estraneo e sconosciuto. Un motivo che alimenta l'intolleranza
è la mancanza di valori da parte delle persone che maltrattano
i migranti e i non comunitari. […]
Anche in politica è diffusa l'ostilità. Infatti,
in modo frequente, in televisione, nei dibattiti e nei telegiornali
si può assistere a discussioni molto animate tra uomini
politici e anche queste sono forme di intolleranza.
Sembra impossibile che dalle scoperte di Mendel, il mondo debba
ancora essere turbato dal prolungato uso del concetto di razza,
reso insostenibile dallo sviluppo della genetica moderna.
“La
complessa opera di educazione e istruzione dello Stato popolare
deve trovare il proprio coronamento nel riuscire a far diventare
istintivo il sentimento di razza nel cuore e nel cervello della
gioventù. Nessun fanciullo e nessuna fanciulla deve lasciare
la scuola senza essersi reso conto fino in fondo dell'essenza
della necessità della purezza del sangue”.
Queste
parole di Adolfo Hitler nel Mein Kampf inducevano alle incredibili
crudeltà dei campi di concentramento e di sterminio.
La biologia moderna ha dimostrato che il concetto di razza e
di sangue sono infondati. La genetica ha mostrato come non esiste
una purezza di caratteri ereditari entro popolazioni umane.
Nonostante questi fondamentali principi scientifici, si manifestano
attualmente forme di razzismo nei confronti degli ebrei e di
tutti i “meridionali” e i diversi del mondo.
Il termine razzismo indica l'ideologia che distingue la razza
umana divisa in razze superiori ed inferiori e che prevede la
supremazia della razza forte su quella più debole. […]
Attualmente e in passato, le vittime di questa ideologia razzista
sono state la razza nera e quella ebrea. Il razzismo comporta
pregiudizi, stereotipi mentali, presenti nella società,
che se anche non necessariamente si esprimono in discriminazioni,
possono essere sfruttati da movimenti politici radicali, che
tentano di mobilitare in lotte assurde e incivili, in nome della
supremazia del più forte sul più debole.
In Germania avvengono ancora manifestazioni neonaziste, dove,
da una parte, si distinguono i nostalgici, i veterani di guerra,
e dall'altra stanno invece giovani estremisti per cui il nazismo
è un elemento di aggregazione. Questi ultimi, detti naziskin,
hanno bisogno dell'autorità di un capo che li guidi e
abbia capacità di scelta e dia loro l'impressione di
essere forti e non avere paura di niente. L'intolleranza è
diffusa e radicata nella nostra società, come violenza
morale e fisica manifestata contro le persone portatrici di
una diversità, tra cui gli ebrei, gli immigrati, le persone
di colore, gli omosessuali. L'intolleranza si manifesta in forma
violenta e pericolosa. I naziskin si rifanno agli ideali nazisti
di violenza e intolleranza contro una vasta gamma di tipologie
di persone considerate inferiori e diverse. In Italia, oltre
al problema naziskin, esiste il razzismo che rappresenta l'intolleranza
per eccellenza. Cosa è possibile fare per escludere questo
problema dalla società? Risulta necessario eliminare
le discriminazioni anche all'interno di uno stesso popolo, per
esempio in Italia, tra settentrionali e meridionali, perché
prima di giudicare occorre conoscere.
Il razzismo, che per anni è rimasto sotterraneo, tenuto
a bada perché combattuto dai partiti di sinistra, dall'associazionismo
cattolico, trova adesso legittimità, in un momento di
crisi economica, politica e culturale, nei fenomeni di violenza
di gruppo, nei gruppi di tifosi intolleranti, nelle ronde organizzate,
che fomentano raduni per eliminare lo straniero, l'immigrato,
il diverso. La crisi economica, morale e culturale che colpisce
il nostro Paese rischia di travolgere anche le ultime trincee
della solidarietà e dell'aiuto reciproco, dove il vero
problema è quella sorta di indifferenza e di silenzio
che ottenebra le persone.
Ciò che più meraviglia è che proprio l'Italia,
un Paese risorto sulle ceneri del regime fascista, trova difficoltà
a reagire al problema del razzismo e non riesce a trovare nella
propria storia e nella sua memoria gli anticorpi per risolverlo.
Stiamo perdendo la memoria storica e un popolo senza memoria
non ha futuro. Cresce sempre il rischio che si diffondano maggiormente
atteggiamenti razzisti come conseguenza dell'insicurezza generale
che si vive con la crisi economica, morale e culturale. In un
periodo di profonda incertezza politica, le paure vengono amplificate
e cresce così la necessità di difesa. […]
Tutti in un certo senso siamo razzisti, almeno implicitamente
nei fatti, nel silenzio, nella debolezza delle reazioni, nella
scarsa volontà di capire, nell'esibire striscioni razzisti
allo stadio.
Il paradosso di questo nostro Paese è che la parola solidarietà
appare vuota e inutile anche se viene costantemente ripetuta
e gridata. Il razzismo si deve affrontare non solo sul piano
politico e psicosociale, ma anche sul piano globale, a livello
culturale.
L'oscuramento della ragione si deve all'aver accolto, forse
all'inizio inconsapevolmente, per una scarsa coscienza morale,
i miti dell'intolleranza fanatica, della disuguaglianza tra
gli uomini e della conseguente riduzione dell'avversario a una
condizione subumana e della convinzione della sovrumana qualità
del proprio gruppo perennemente costretto a difendersi dall'oscura
congiura dei sottouomini corruttori della propria razza primigenia
e perfetta. L'ignoranza degli avvenimenti della nostra storia
recente è causata non soltanto dai programmi scolastici
e nemmeno dal poco tempo che rimane all'insegnante di storia,
oppresso dalla vastità della materia, ma dalla coscienza
civica di ogni singolo individuo nella scelta di trasmettere
quanto è avvenuto con il dovere di ricordare. […]
Il contatto diretto con i protagonisti dei lager è l'aspetto
più affascinante, ma anche pericoloso della storia orale
perché inevitabilmente soggetto all'emotività.
Quello che manca delle testimonianze è un quadro complessivo,
una serie di narrazioni che permettano un paragone, un confronto
tra diverse storie ed una racconto del quotidiano, delle giornate
sempre uguali e spossanti, nell'obiettivo e nel fine ultimi
del deportato: arrivare a sera, rimanendo vivo.
La resistenza alla spersonalizzazione e all'annientamento era
costituita da piccoli episodi, che si presentavano ogni giorno
e dovevano essere superati se si voleva, e poteva, evitare di
essere sommersi. È possibile essere nazisti, in maniera
praticamente inconsapevole, anche in un paese democratico, attraverso
quella promozione istituzionale dell'aggressività che
consiste nel far parte delle forze armate e di sicurezza, le
quali sono considerate indispensabili anche in un paese che
voglia mantenersi neutrale. Forze di polizia ed eserciti rappresentano
una riserva di aggressività istituzionalizzata e autorizzata,
con il fine di conservare il sistema, generando dimestichezza
e abitudine all'aggressività, confermando una cultura
della violenza suffragata e dimostrata dai mass media.
Un altro esempio di promozione istituzionale è l'emarginazione.
In ogni paese considerato civile sussistono organizzazioni pubbliche
e private che si occupano istituzionalmente del controllo della
devianza, che viene così messa sotto controllo per non
nuocere e non creare problemi. Dunque occorrono dei devianti
per attribuire al resto dei cittadini la patente di normalità.
Questo accade nel nostro mondo equilibrato e civile come ha
assunto connotazioni drammatiche nell'Europa nazista e attualmente
ancora negli Stati in cui i diritti umani vengono sistematicamente
negati e violati.
Il disimpegno è un altro esempio di promozione istituzionale
che privilegia lo status quo, il noto, il già collaudato,
le mode e la non partecipazione attiva, la stasi e la non consapevolezza.
In questa mentalità sono inserite anche la scuola, le
istituzioni politiche, culturali e religiose quasi a sottolineare
che il pensiero sociale, progressista e lungimirante non paga,
sia a livello individuale, sia collettivo. Questo atteggiamento
molto diffuso ha vantaggi in termini di governabilità,
perché la banalizzazione dell'esistenza, la minaccia
dell'emarginazione, se non si seguono le leggi della subcultura
del proprio gruppo di appartenenza, l'aggressività e
la violenza vissute come valore accettabile in determinati contesti,
sono la risoluzione per governi mediocri, in lotta per la supremazia
e per garantire a chi detiene il potere la minore opposizione
possibile, dove i mass media sono in grado di pubblicizzare
rapidamente il nemico e il capro espiatorio, come la minoranza
etnica, l'atto terroristico, la catastrofe ecologica, fino al
più banale dei fatti di cronaca. […] (pagg 19-21)
I
meccanismi sociali del razzismo
In
Europa, sono fattore di enorme preoccupazione le politiche repressive,
così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti,
nei confronti dell'immigrazione clandestina e delle minoranze.
Esempio di queste politiche e di questi atteggiamenti è
la decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione
clandestina.
Le istituzioni hanno elaborato un sistema normativo contro i
comportamenti intolleranti e razzisti. L'articolo 3 della Costituzione
della Repubblica, in Italia, prevede che tutti cittadini abbiano
pari dignità sociale e siano uguali davanti alla legge,
senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali. Rispetto
a questi principi, si vieta di ricostituire il partito fascista
e di diffondere idee razziste e l'incitazione alla discriminazione
razziale.
Le indagini della scuola psicanalitica di Francoforte hanno
cercato di individuare i tratti e le caratteristiche di una
personalità orientata al razzismo, alla xenofobia e all'antisemitismo,
considerando il pensiero rigido e la personalità autoritaria,
come una sorta di ricettacolo per l'insorgenza del pregiudizio
antisemita e razzista quali elementi di un pensiero standardizzato
e conformista. […] I ragazzi allevati secondo lo stile
educativo autoritario tendono a reprimere i sentimenti negativi
nei confronti di genitori severi e a sviluppare un atteggiamento
di sottomissione verso l'autorità, ma anche a proiettare
contro persone più deboli le loro frustrazioni. La personalità
autoritaria è caratterizzata da rigidità, stereotipi,
incapacità di tollerare l'ambivalenza e il cambiamento.
Secondo Adorno, lo stereotipo antisemita e razzista è
un potere completamente antiilluministico, naturalista, irrazionale
e superstizioso che si afferma anche in una società razionale
e tecnologica. Questo aspetto dell'analisi pone l'accento sulla
personalità dell'individuo intollerante, mentre gli studi
di psicologia sociale degli ultimi decenni accentuano e pongono
in evidenza le dimensioni sociali del pensiero e del contesto
che agevolano il formarsi dello stereotipo e del pregiudizio
etnico e di genere. Palmonari sostiene che il naturale sviluppo
di un'interazione fra l'attività cognitiva dei bambini
e delle bambine, la risonanza emotiva e l'ambiente socio-culturale
determinano l'insorgere delle categorie concettuali dello stereotipo
e del pregiudizio. Le caratteristiche personali, quali la rigidità
ed economicità di pensiero, le frustrazioni e la conseguente
dimensione relazionale intraindividuale, determinano l'insorgere
della concezione intollerante nella relazione. Dunque, quali
sono i principali elementi che spiegano la nascita e l'evoluzione
del pregiudizio, dell'intolleranza e dell'odio razzista e antisemita?
Gli studi sul pregiudizio sono riconducibili alle relazioni
sociali e ai processi di categorizzazione che tendono ad amplificare
le differenze tra i gruppi e rafforzare le somiglianze all'interno
degli stessi. […] Alla base del pensiero prevenuto e preconcettuale,
sussistono meccanismi di categorizzazione che permettono di
inserire gli “altri”, automaticamente, in predefinite
tipologie distinte per caratteristiche di genere, età,
ceto sociale, etnia, e altro ancora. I pregiudizi che sorgono
nei gruppi e fra i gruppi sono riconducibili alla teoria realistica
del conflitto che evidenzia le contese sociali per l'utilizzo
delle risorse e la competitività sul piano economico
e politico. Il concetto di identità sociale è
costituito dagli aspetti dell'immagine di sé che derivano
dalle categorie sociali, di cui l'individuo percepisce l'appartenenza.
La teoria di Bandura, relativa al disimpegno morale, evidenzia
i meccanismi tramite cui l'individuo arriva a compiere azioni
immorali, giustificando il proprio comportamento, usando eufemismi,
distorcendo le conseguenze, dislocando le responsabilità.
Inoltre, nella società autoritaria, monolitica e ideologica,
strutturata in senso gerarchico, sono abituali i meccanismi
di discriminazione. (…)
In tali contesti, come nella Germania nazista, è possibile
osservare una progressione di azioni che muovono critica e dissenso
contro il gruppo bersaglio, discreditandolo e autorizzando ripercussioni
violente e brutali, giustificando il discredito stesso, perché
tali atteggiamenti sfociano nella considerazione che il capro
espiatorio costituisce una categoria sociale inferiore e degenerata.
Fromm aveva evidenziato come nei regimi totalitari la vita e
la sorte dei cittadini viene riposta nelle azioni politiche
e nelle decisioni di un capo assoluto, dove la mancanza di condivisione
democratica e di autonomia critica costituisce elemento di rischio
per la possibile comparsa di meccanismi di distruzione. In situazioni
di insicurezza sociale e di difficili condizioni di vita, le
circostanze possono attivare sentimenti di ostilità e
rivalsa nei confronti di persone percepite come responsabili
di simili problemi.
Infatti, colpevolizzare gli altri, trasformarli in capri espiatori,
diminuisce le proprie responsabilità.
Questi processi possono rappresentare motivo di conflitto e
fomentare i fenomeni di antisemitismo, razzismo e xenofobia.
[…]
In ogni programma politico di contrasto del pregiudizio, assumono
importanza la tipologia di struttura sociale, le disposizioni
culturali, le condizioni economiche e sociali, la presenza di
conflitto, i rapporti tra gruppi, la storia collettiva e le
predisposizioni individuali.
In una società democratica, dove sono in atto meccanismi
di condivisione e partecipazione alle decisioni, tramite la
considerazione della cittadinanza attiva, nell'autonomia critica,
soprattutto tramite il rilievo posto all'istruzione scolastica
e alla libertà degli ambiti di stampa, risulta possibile
considerare la presenza di anticorpi atti a prevenire gli elementi
che ingenerano lo stereotipo, il pregiudizio e la discriminazione
che, inevitabilmente innescano meccanismi di distruzione e atrocità
collettive.
Attualmente tutto questo non appare così scontato, a
causa delle degenerazioni del gioco democratico, rischio sempre
presente in caso di affidamento totale delle istituzioni al
capo carismatico e anche perché il meccanismo del capro
espiatorio agisce in condizioni di crisi sociale, morale e politica
e di insicurezza e di incertezza istituzionale. […] (pagg.
50-52)
Laura
Tussi
Indice
del volume
Capitolo
I. Il dovere di ricordare - Capitolo II. Educare alla cittadinanza
contemporanea - Capitolo III. La pedagogia del dialogo –
Bibliografia - Sitografia.
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