FINLANDIA,
DONNE AL POTERE
Una quarantenne sarà premier
La Repubblica ha già una presidente e 11 ministre e Helsinki
sta superando la crisi meglio degli altri Paesi

Mari Kiviniemi (Epa)
BRUXELLES
- Per gli antichi finnici, quello di oggi era il solstizio d’estate
consacrato a Ukko, il dio maschile del tuono e della paternità
fecondatrice. Per i finlandesi del 2010, è invece il
giorno in cui un’altra donna, e mamma, arriva ai vertici
dello Stato: Mari Kiviniemi, del Partito di Centro, 41 anni
e 2 bambini, figlia di contadini e laureata in scienze politiche,
nonché pattinatrice provetta, è da oggi primo
ministro; così come Tarja Kaarina Halonen, 67 anni, una
figlia, è ormai da 10 anni presidente della repubblica.
E così come sono donne 11 dei 20 ministri dell’attuale
governo. In Finlandia si parla molto poco, anzi non si parla
mai, delle cosiddette «quote rosa» che molto più
a Sud riempiono i programmi e i discorsi di tanti politici.
Ma la presenza femminile nella politica, come in tutte le professioni,
ha radici antiche e solide. In questo Paese le donne poterono
votare ed essere elette già dal 1906, quando ancora la
Finlandia era un granducato sotto l’ala dello zar di Russia,
e ben prima che ciò avvenisse in tanti altri angoli del
mondo.
Nelle
prime elezioni parlamentari finlandesi, concesse nel 1907, già
19 fra gli eletti dal popolo portavano la gonna: una percentuale
incredibile per le tradizioni politiche del tempo. La prima
donna entrò nel governo nel 1926, come ministro degli
Affari sociali. E fra i 550 ministri succedutisi nei 70 governi
da che il Paese è indipendente, le donne ci sono sempre
state in buon numero e anche con portafogli «pesanti»:
da Elisabeth Rehn, ministro della Difesa nel 1995, a Tarja Kaarina
Halonen, ministro degli Esteri e speaker del Parlamento prima
di salire alla presidenza della Repubblica; o ad Anneli Jäätteenmäki,
altra donna premier, nel 2003, seppure solo per 69 giorni (la
buttò giù uno scandalo). Da anni, nell’Eduskunta,
il Parlamento nazionale, difficilmente la percentuale delle
donne scende al di sotto del 38%. E però, quote rosa
o no, la notizia di oggi resta davvero una prima assoluta: non
era mai accaduto che due donne occupassero contemporaneamente
i due posti più alti dello Stato. Notizia che si accompagna
a un’altra, di cui pure i finlandesi non parlano molto,
forse per scaramanzia: senza clamori, il loro Paese sembra pian
piano superare la tempesta della crisi, assai meglio di altri.
Per
esempio è piazzato assai bene nella classifica internazionale
della libertà d’impresa che esamina i vincoli posti
dalla burocrazia, o dalla corruzione, alla creatività
imprenditoriale: la Finlandia è al diciassettesimo posto
nel mondo, e all’ottavo fra i 43 Paesi della regione europea.
Entro i suoi confini, ci vogliono circa 14 giorni per dare il
via a un’impresa, contro una media mondiale di 35 giorni.
L’Italia, tanto per fare un confronto, è al posto
74 della classifica mondiale, e al posto 35 di quella europea
(ma «impone» solo 10 giorni di attesa per l’avvio
di un’attività, sempre che non sia implicata la
richiesta di una licenza). In questa cornice, Mari Kiviniemi
si avvia a fare la sua prova da primo ministro. Che non sarà
facile: se le banche austriache o tedesche sono esposte in Paesi
come l’Ungheria, o la Lettonia, o la Romania, quelle finlandesi
hanno nervi scoperti proprio sul Baltico, in quell’Estonia
che per ragioni storiche e culturali resta una sorta di «sorella
minore», e che sta per aderire all’euro. Chi conosce
la signora Kiviniemi assicura comunque che ha nervi saldi, come
le lame dei pattini sui cui trascorre molti pomeriggi domenicali.
Qualche mese fa, nel mezzo di una tempestosa riunione del suo
partito, cercando di restar seria propose una mozione per far
riscaldare l’acqua troppo fredda nella piscina interna
del Parlamento: e il litigio che già stava per scoppiare
fra gli «altri», gli uomini, si sciolse in una risata.
Luigi
Offeddu
Ifo:
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